Ficha Corrida

20/03/2016

Golpe à moda da casa

karl_marx_a_historia_se_repete_nlQuando os EUA, de olho no petróleo venezuelano, resolveram dar o golpe, começou pelas redes de televisão locais. Foi por meio dos grupos mafiomidiáticos locais que começou a desconstrução de Hugo Chaves. Todo o golpe foi perpetrado pela Rede Globo Venezuelana.

O filme “A Revolução não será televisionada”, foi feito pelos documentaristas irlandeses Kim Bartley e Donnacha O’Briain, que estavam em Caracas fazendo um filme sobre Chavez quando aconteceu a tentativa de golpe de estado. Portanto, o que a Rede Globo vem fazendo já foi tentado antes. Como diria Lavoisier, “nada se cria, nada se perde, tudo se transforma”. Ou, como diria Marx, a história se repete como tragédia ou como farsa. Igual à 1964, começaram a chegar as malas cheias de dólares. O financiamento do golpe substitui a Quarta Frota?!

O método implantado na Venezuela foi levado para o Egito, Líbia, Ucrânia, Síria e agora no Brasil. Coincidentemente, todos países produtores de petróleo.

Nada disso estaria acontecendo se o Brasil não tivesse descoberto o pré-sal. É o outro que atrai os bandidos. O Brasil, com o pré-sal, virou um faroeste.

Remédio pro golpe, só antes do golpe. A rua foi a Dilma, Dilma irá à rua? Por Jari da Rocha

Por Jari da Rocha, colaboração para o Tijolaço · 19/03/2016

O golpe não para até que acabe. Há metas definidas e, como vimos, “tem muita gente querendo financiar o impeachment”.

(não viu? assista o video ao final)

As semelhanças de roteiro, com golpes anteriores, não é por falta de criatividade golpista.

Os agentes se mostram aos poucos. Rodrigo Janot não foi sensibilizado pelas trampolinagens de Aécio, nem, tampouco, foi ágil o suficiente para tirar Eduardo Cunha do comando do impeachment. Tanto é que ele, Cunha, está lá, na presidência do congresso, mesmo atolado até o pescoço por corrupção. Por fim, Janot autorizou a publicação do grampo da Presidência da República.

Gilmar Mendes, que mais uma vez “está na mídia” e segue “destruindo a credibilidade do judiciário brasileiro” é figurinha carimbada em reuniões e almoços de conspiração contra o país. Não se pode esperar nada diferente dele. Aliás, alguém sabe por onde anda Daniel Dantas?

Moro, sempre operacional, segue na escuta, em inglês, para saber qual peça avançar no tabuleiro. Peão fazendo movimento de bispo, cavalo se movimentando como rainha e ele, Moro, protegido como rei. Alguém falou em Globo, irmãos Koch e CIA aí?

O vermelho das ruas de sexta-feira, 18 de março, é termômetro para os golpistas, mas não é impedimento. Afinal, para eles, tarefa dada é tarefa cumprida. E o patrão não aceita desculpas, pois dinheiro não é problema.

Remédio contra golpe só funciona antes do golpe. O novo ministro da justiça, empossado com Lula, mandou uma direta.  Dilma é a presidenta do país e tem recursos legais disponíveis para casos de insurgência, atiçamento contra a ordem pública e desrespeito às leis do país.

E também para quem incentiva, de forma direta e inequívoca para colocarem fogo no país.

Lula, como liderança política mundial, deve fazer um pronunciamento ao mundo e denunciar o estado de exceção instalado pelo judiciário brasileiro devidamente maquiado pela mídia. Essa mídia é incansável quando o assunto é golpe. Alguém viu DARF pago pela Globo? E algum avanço na Operação Zelotes?

Ao povo, cabe resistência e vigília. Os próximos dias não serão fáceis. Mas, não temos medo de cara feia, nem preguiça de ir às ruas.

Agora, cá pra nós, bem que a presidenta podia fazer um gesto, não?

Prova do Golpe!Milhões de pessoas devem ouvir esse áudio, ajude!Paulinho da Força falando.

Publicado por Verdade sem manipulação em Sábado, 19 de março de 2016

Remédio pro golpe, só antes do golpe. A rua foi a Dilma, Dilma irá à rua? Por Jari da Rocha – TIJOLAÇO | “A política, sem polêmica, é a arma das elites.”

19/11/2015

Guerra é quando a Europa é atacada; quando ataca é videogame

Filed under: Europa,Guerra do Petróleo,Imperialismo Colonial — Gilmar Crestani @ 10:09 am
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As milhares de mortes provocadas nos países onde os europeus têm interesses comerciais, particularmente de petróleo, não são assumidas como vítimas de guerra. Vemos sempre pela televisão e pelos jornais como se fossem jogos de viodeogame. Não são precedidas de declarações de guerra. Ou quando há a declaração de guerra, como foi a do Iraque, o que precede é uma farsa: a das armas de destruição em massa. O itinerário da violência colonialista recentes passou pela Líbia, Egito, Síria, Iraque, Ucrânia. Coincidentemente todos países de onde os europeus sugam suas energias.

Attentati Parigi: le verità necessarie (e scomode) per sconfiggere l’Isis

di Pressenza – International Press Agency (sito)
mercoledì 18 novembre 2015

di Vittorio Agnoletto

Quanto accaduto a Parigi lascia senza parole, la tragedia è enorme e a pagare con la vita la ferocia dei terroristi sono vittime innocenti, uccise nel mucchio; poteva accadere a ciascuno di noi. Ed il futuro appare denso di paure, per tutti, anche in Europa.

Nessuno oggi ha una soluzione pronta da proporre; non ci sono vie d’uscita semplici. Provo quindi solo a condividere alcune riflessioni e ad esplicitare cosa, a mio parere, non dovremmo fare.

“Siamo in guerra” hanno titolato molti media, mostrando grande stupore; un annuncio che sembra annunciare una realtà a noi profondamente lontana. Ma se riusciamo a prenderci qualche minuto di riflessione, ci rendiamo conto di quanto quei titoli alla fine non comunichino altro che un dato di fatto, qualcosa che ormai da anni è oggettivamente una realtà.

La Francia, ma anche molti altri paesi europei, sono in guerra ormai da anni, da quando hanno partecipato alle guerre in Afghanistan, in Iraq, in Libia, in Siria, in Mali… senza peraltro aver mai formalmente dichiarato lo stato di guerra. Non sono videogiochi, sono guerre a tutti gli effetti, fatte con soldati, con armi di ogni genere, con bombe e droni che bombardano e uccidono. Come tutti i conflitti moderni il maggior numero di vittime sono tra i civili, tra persone innocenti che erano sedute a banchetti nuziali, tra bambini che giocavano all’aria aperta o tra feriti ricoverati in ospedale, giusto per ricordare solo alcuni degli ultimi “effetti collaterali”. L’Occidente è in guerra, solo che pensava di potere condurre questi conflitti senza che i propri cittadini nemmeno se ne accorgessero. La guerra ci sarebbe stata, ma solo a casa del nemico, nulla avrebbe interrotto la vita quotidiana di noi europei.

Ora sappiamo che non è così. Questa è la novità, non l’essere in guerra. E’ acclarato che le ragioni vere dell’interesse occidentale per l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, la Siria ecc. siano il petrolio, il gas, gli oleodotti, i gasdotti, il controllo delle vie di comunicazione… Se l’esportazione della democrazia fosse al primo posto, avremmo vista da tempo i droni attaccare l’Arabia Saudita. E’ anche facilmente verificabile che in nessuno tra i Paesi coinvolti nelle guerre la democrazia sia subentrata alle precedenti dittature. Papa Francesco nel settembre 2013 aveva invitato tutto il mondo a una veglia per convincere i leader a rinunciare alla guerra in Siria, ma non ottenne alcun risultato.

Gli effetti di tali scelte sono sotto gli occhi di tutti: condizioni di vita disastrose per le popolazioni, aumento della povertà, crollo dell’istruzione e dell’assistenza sanitaria, aumento vertiginoso dei morti da un lato, rafforzamento dell’integralismo islamico grazie alle armi destinate dagli alleati a chi avrebbe dovuto combattere i dittatori in nome della democrazia e grazie al sostegno fornito da Arabia Saudita, Emirati e Turchia, tutti fedeli alleati dell’Occidente. Il minimo che si può dire è che gli strateghi Usa, e le leadership politiche e militari europee, abbiano sbagliato i propri conti. Se invece l’obiettivo era il controllo delle risorse energetiche, l’aumento dei profitti dell’industria bellica (grande supporter di politici su ambedue le sponde dell’Atlantico) e l’avanzare sullo scacchiere politico nel confronto con la Cina e la Russia allora il bilancio è certamente diverso. Basta essere chiari sulle ragioni delle guerre.

Cosa possiamo fare a questo punto? Non credo ci siano soluzioni facili e comunque io non ne ho. Mi limito a dire cosa dovremmo evitare di fare.

Evitiamo di partecipare ad altre guerre, diamoci da fare perché non si avveri il desiderio di Renzi dell’Italia a capo di un’alleanza militare in Libia. Rafforzeremmo ulteriormente i gruppi integralisti nelle loro campagne di reclutamento contro gli infedeli, diventeremmo ancor più un bersaglio da colpire, spenderemmo risorse oggi molto più utili alla sanità, al lavoro e alla scuola. Chiediamo invece che le intellingence facciano il loro lavoro e che siano sostituiti coloro che non hanno dimostrato di esserne all’altezza.

Evitiamo di seguire Le Pen, Salvini e compagnia nelle loro crociate contro tutti gli immigrati e gli islamici: dal razzismo non può nascere che ulteriore violenza. Favoriamo l’integrazione ed evitiamo la formazione di ghetti, come le banlieue parigine; l’isolamento e la marginalità sono il terreno preferito dai reclutatori del terrore. La sconfitta dell’Isis è ovviamente una priorità assoluta. Questi assassini devono essere fermati. Per fare questo almeno seguiamo una regola base di tutte le guerre: isolare il nemico, “togliere ai pesci l’acqua dove stanno nuotando”. Ciò significa innanzitutto ripetere all’infinito che Islam e Isis non sono la stessa cosa, in questo modo evitiamo di regalare un miliardo di persone all’Isis. Questo ragionamento di buon senso non si può pretendere da un Salvini che per un voto è disposto a tutto, ma è legittimo richiederlo a tutti i mezzi d’informazione, per evitare un disastro.

Inoltre sarebbe corretto ricordarsi che in questo momento sul campo di battaglia tra i più acerrimi nemici dell’Isis ci sono i pasdaran iraniani, gli hezbollah libanesi e i guerriglieri curdi, tutte realtà islamiche, tutti gruppi che dai governi occidentali spesso sono state considerati terroristi. Ma sono loro che ogni giorno sfidano l’Isis sul campo.

Il mio non è buonismo come qualche ipocrita direbbe, ma verità e realismo necessari per battere gli assassini.

P.S.: Ormai il Giubileo c’è (non se ne sentiva proprio la necessità); sarebbe bene che il Papa invitasse i fedeli a celebrarlo a casa propria, non sempre dobbiamo per forza scegliere ciò che più ci espone ai rischi e non credo che la fede possa essere misurata da un viaggio o meno nella Città eterna.

(Foto di https://www.facebook.com/Tanksnothanks)

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Attentati Parigi: le verità necessarie (e scomode) per sconfiggere l’Isis – AgoraVox Italia

24/08/2015

A Chevron apresenta suas credenciais

pre-Sal (3)Com o comando, via MBL, da Marcha dos Zumbis, e tendo José Serra & PSDB como linha auxiliar, os EUA prescindem de revolução para se apropriarem do nosso pré-sal. Dispensáveis as revelações do Edward Snowden a respeito das arapongagens da NSA. Quem tem quintas colunas William Waack, José Serra, Aécio Neves e FHC não precisa de espiões. Aliás, em 2010 FHC foi artífice de um convescote em Foz do Iguaçu prometendo, caso Serra se elegesse, entregar a Petrobrás à Chevron.

Não precisa ser dotado de grande inteligência para saber que os EUA estiveram e estão por trás de todos os levantes recentes nos principais produtores de petróleo. Desde Líbia, Egito, Síria, Ucrânia e Venezuela. Em todos está o dedo sujo de petróleo dos EUA. Está no DNA dos ianques a apropriação dos bens onde eles estiverem. Por que haveria de ser diferente no Brasil?

Bem, as provas estão aí. Se é que alguém ainda tinha dúvida.

 

Agentes dos EUA recolhem provas da Lava Jato em processo contra Petrobrás

REDAÇÃO, BLOG FAUSTO MACEDO

22 Agosto 2015 | 22:00

Para embasar ação coletiva, investigadores americanos buscam no Brasil informações levantadas pela investigação do esquema de corrupção na estatal; ‘Não vamos deixar o caso acabar como qualquer pizza’, diz Jeremy Lieberman, o advogado do grupo

Por Julia Affonso e Ricardo Brandt

Investigadores norte-americanos recolheram durante a semana passada cópias de documentos da Operação Lava Jato no Brasil para dar sustentação a uma ação coletiva milionária, ou class action, em curso na Suprema Corte de Nova York. O grupo reclama perdas milionárias causadas pelo esquema de corrupção na companhia após compra de ações da estatal que vieram a sofrer baixas na Bolsa de Valores de Nova York, a maior dos Estados Unidos. Os ex-presidentes da estatal José Sérgio Gabrielli e Graça Foster devem ser citados.

O coletivo é formado por um fundo de pensão de professores e pesquisadores do Reino Unido, outros três de servidores dos Estados de Ohio, Idaho e Havaí, a gestora Skagen, da Noruega, e o Danske Bank, da Dinamarca.

Por negociar papéis na Bolsa de Nova York, a Petrobrás é obrigada a comunicar fatos relevantes que possam influenciar a decisão de investidores. Para eles, a estatal não comunicou apropriadamente ao mercado o esquema de corrupção na empresa.

Durante a estada da comitiva americana no Brasil foram colhidas cópias de documentos e perícias tornadas públicas nas ações criminais da Lava Jato com autoridades e defensores de alguns dos principais delatores da investigação. A missão foi cercada de sigilo para evitar desgaste ante o fato de que a norma aplicável legal é aquela do país onde se produz a prova, ou seja, os advogados da Petrobrás podem questionar o conjunto de provas obtidas sem obedecer formalidades legais.

Os investidores foram recepcionados por um especialista em crimes transnacionais que os acompanhou na busca por evidências sobre cartel, pagamento de propina e superfaturamento de contratos na Petrobrás.

O advogado Jeremy Lieberman, do escritório Pomerantz, é o responsável pela defesa dos investidores. “Sentença, delações premiadas, confissões, tudo pode ser prova. E isso pode ser feito, inclusive, sem a presença física. A presença é o ideal, obviamente, mas muitos (ex-diretores da Petrobrás) estão presos. Nós não sabemos o procedimento de como eles poderiam de alguma forma testemunhar, mas estamos explorando isso”, declarou Lieberman.

‘Vítima’. A companhia foi reconhecida pelo juiz federal Sérgio Moro – que conduz as ações penais da operação na primeira instância – como vítima do cartel de empreiteiras que tomou o controle de contratos bilionários para distribuição de propinas a políticos do PT, PMDB e do PP. Ao assumir o papel de assistente do Ministério Público Federal na acusação aos réus da Lava Jato, a Petrobrás se comprometeu a prestar informações às autoridades.

A defesa dos investidores, no entanto, discorda da posição ocupada pela estatal no processo. “Pensamos que é uma piada dizer que eles são vítimas. A Corte em Nova York abordou essa questão. A Petrobrás disse que foi vítima, portanto, as ações de (Nestor) Cerveró (ex-diretor da área Internacional), (Renato) Duque (ex-diretor de Serviços) e (Paulo Roberto) Costa (ex-diretor de Abastecimento) não devem ser atribuídas à empresa, porque eles não estavam agindo para a empresa, e sim contra a empresa”, afirma o advogado Jeremy Lieberman.

+ Petrobrás foi vítima de ação cruel de criminosos, diz Janot

Para Lieberman, as propinas obtidas pelos ex-diretores da estatal no esquema de corrupção beneficiaram o governo da presidente Dilma Rousseff, o que não pode assegurar status de vítima à Petrobrás.

“Nós dissemos que não. Eles estavam dando subornos ao governo, o governo é o acionista majoritário e, portanto, o que é bom para o governo é bom para a empresa”, afirmou.

Em audiência realizada em junho na Corte de Nova York, a defesa da Petrobrás alegou que apenas poucos ex-executivos da estatal sabiam das irregularidades.

Em abril, a companhia reconheceu em seu balanço financeiro de 2014, divulgado com cinco meses de atraso, a perda de R$ 6,2 bilhões relacionada à Lava Jato. Outros R$ 44,6 bilhões foram registrados como prejuízos após revisão no valor de ativos. Os dados serão utilizados como argumento de defesa dos investidores.

+ ‘Ações nos EUA são um risco muito maior para a Petrobrás’

‘Adoçar’. “O (balanço) é uma munição (para a class action) em grande medida, sim, eles admitiram que pelo menos US$ 2.5 bilhões foram usados em corrupção. O fato de existir um balanço é muito útil, mas nós acreditamos que ele não é preciso, completo. Tentaram ‘adoçar’. É menos munição do que deveria ser. Vamos provar que quando você tirar o açúcar, uma grande quantidade de munição vai sair de lá”, declarou o advogado.

Segundo ele, a class action deverá ser julgada até agosto de 2016. Em cerca de dez dias, a defesa deverá entregar uma petição sobre a investigação à Corte de Nova York. “Nós certamente não vamos deixar o caso acabar como qualquer pizza.”

Para os investidores, as principais vantagens de ingressar na ação consistem na possibilidade de obter indenização punitiva, celeridade no processo, litigância conjunta, o que reduz os custos e une os interesses comuns, assim como a possibilidade de o investidor ter voz ativa nas negociações de uma eventual proposta de acordo pela Petrobrás.

A Petrobrás informou que não se manifestaria sobre a ação na Corte de Nova York. Em abril, entretanto, a estatal apresentou um documento de defesa aos investidores dos EUA com o argumento de que as construtoras formaram um cartel, com esquema de atuação desconhecido pela administração da companhia.

O texto afirma que apenas quatro diretores da empresa sabiam do esquema e foram afastados – Paulo Roberto Costa, Pedro Barusco, Renato de Souza Duque e Nestor Cerveró. Cita ainda que em novembro de 2014 publicou um documento sobre as investigações. Quanto a seus ex-presidentes, José Sérgio Gabrielli informou que não se manifestaria sobre o assunto. Graça Foster não respondeu à reportagem até a conclusão desta edição.

12/05/2015

Se Aécio tivesse vencido as eleições o Ártico descansaria em paz

EUAGloboCom síndrome de abstinência, os EUA invadem o Ártico em busca de petróleo. Mesmo com as revoluções patrocinadas na Líbia, Egito, Síria, Ucrânia e Venezuela, o petróleo ainda não jorra suficientemente nas veias ianques. As espionagens na Dilma e na Petrobrás, reveladas por Edward Snowden também não reverteram em benefícios petrolíferos. A cruzada contra a Petrobrás se encaixa direitinho no modus operandi dos EUA nas desestabilizações que resultam em lucros para suas empresas. Enquanto a imprensa brasileira persegue Lula por que ajuda empresas brasileiras abrirem mercados externos, os EUA patrocinam movimentos coxinhas, do tipo MBL, para levarem de graça nosso pré-sal. Como ainda não conseguiram, se obrigam a investirem no Ártico.

Com ressalvas, EUA liberam extração de petróleo no Ártico

Autorização do governo à Shell impulsiona concorrência global em região ambiental e geopoliticamente delicada

Ambientalistas alertam para consequências de acidente em área remota; pressão da indústria é antiga

DO "NEW YORK TIMES", EM WASHINGTONDE SÃO PAULO

O governo Barack Obama concedeu nesta segunda (11) licença condicional à Shell para perfurar poços de petróleo e gás natural no oceano Ártico a partir de julho.

A decisão é uma vitória do setor petroleiro após anos de pressão para operar no mar de Chukchi, uma extensão do oceano Ártico entre o Alasca e a Rússia onde se estima haver grandes reservas de petróleo e gás natural.

A região ártica –estratégica em termos ambientais, econômicos e geopolíticos– abriu nos últimos anos nova frente de disputa entre Rússia (que mantém vários projetos locais), países do norte europeu (sobretudo Noruega, que tem a maior atuação na área), EUA e, mais recentemente, China, por meio de parcerias internacionais.

A nova decisão americana impõe um revés aos ambientalistas, que vinham pressionando o governo para rejeitar as propostas no Ártico, e lança ambiguidade sobre o legado ambiental de Obama (leia análise nesta página).

O argumento central é que, por causa do isolamento da área, um acidente ali poderia ter consequências piores que as do vazamento do Golfo do México em 2010, quando, após a explosão de uma plataforma, 11 pessoas morreram e milhões de litros de petróleo oram derramados no mar.

CONDIÇÕES

A aprovação ainda está condicionada a que a Shell receba outras licenças pendentes, referentes à fauna local e ao descarte de dejetos.

"Enquanto isso, vamos continuar a testar e preparar nossos prestadores de serviços, ativos e planos de contingência", afirmou Curtis Smith, porta-voz da Shell.

O governo Obama inicialmente havia concedido à Shell uma licença para começar a perfurar no oceano Ártico no terceiro trimestre de 2012. No entanto, as primeiras incursões da empresa se viram prejudicadas por numerosos problemas operacionais e de segurança.

Duas das plataformas de petróleo encalharam e tiveram de ser rebocadas para águas mais seguras.

Em 2013, o Departamento do Interior concluiu que a Shell falhara em uma ampla gama de tarefas operacionais básicas, como a fiscalização de subcontratadas encarregadas de funções essenciais.

Em relatório, criticava asperamente a gestão da Shell, que admitiu estar despreparada para os problemas encontrados ao operar no implacável ambiente do Ártico.

A diretora do Serviço de Administração de Energia Oceânica do Departamento do Interior afirmou em comunicado que a nova decisão foi "ponderada" e considerou "os recursos ambientais, sociais e ecológicos da região".

"Estabelecemos altos padrões para a proteção desse ecossistema e de nossas comunidades árticas", escreveu Abigail Ross Hopper.

13/04/2015

A CIA finanCIA

Pre-sal (2)O voto de cabresto do tempo dos coronéis importava em deixar marcas na cédula para que o coronel pudesse identificar e, assim, pagar o eleitor.

Na marcha dos zumbis, a CIA vai pagar somente a quem escreveu manifestações em inglês.

O golpe militar de 1º de abril de 1964, era tão mentiroso, que caiu num primeiro de abril, mas, como nada era verdadeiro, mudaram a data. Não adiantou, mentira tem perna curta. Tão curta que agora os EUA admitem que finanCIAram o golpe.

Nem precisaria admitirem. É mais do que sabido que as maletas de dólares correu solta pelos quartéis. Geisel que o diga.

Agora, de olho no Pré-Sal, conforme revelou Edward Snowden, os EUA finanCIAm o MBL, e tantas outras manadas ao redor do mundo, mas só em países que detém enormes quantidades de petróleo: Líbia, Egito, Síria, Iraque, Ucrânia, Venezuela & Brasil.

Como profeticamente desenhou o Santiago, o Pré-Sal aumenta a pressão!

Azenha: #globogolpista esconde cartazes pedindo intervenção militar

12 de abril de 2015 | 21:24 Autor: Miguel do Rosário

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Azenha, do Viomundo, comenta o fato da Globo mostrar as manifestações escondendo as faixas e cartazes pedindo intervenção militar.

Alguma surpresa nisso?

A Globo, simplesmente, age como ela sempre foi.

Golpista.

Azenha só cometeu um pequeno engano. A faixa sobre a qual ele comenta não defende a Globo. A inscrição no canto inferior diz “Família sob ataque” e não “Mídia sob ataque”.

Provavelmente é uma crítica ao fato da Globo pôr homossexuais em suas novelas.

O coxinhato, como se sabe, também não gosta da Globo, porque eles não tem a sutileza da Vênus. A Vênus sabe que precisa disfarçar o seu golpismo com o verniz de defensora de valores democráticos.

O coxinhato é tosco. Não entende a estratégia…

***

Globonews lê cartazes contra Dilma e pelo impeachment, mas não a faixa que defende ao mesmo tempo a Globo e o golpe militar

publicado em 12 de abril de 2015 às 14:25

por Luiz Carlos Azenha, no Viomundo.

Do ponto-de-vista numérico, as manifestações do 12 de abril foram um tremendo fracasso.

Segundo o UOL, do diário conservador Folha de S. Paulo, eram 52 mil pessoas em todo o Brasil às 14 horas.

No entanto, na Globonews, das Organizações Globo, os protestos foram um tremendo sucesso.

“Tranquilidade”, “família”, “verde-amarelo” e outras descrições anódinas marcaram a descrição feitas pelos repórteres da emissora, que se misturaram aos manifestantes.

Nunca antes na História deste País a Globo tinha feito o que vem fazendo: ir a uma manifestação, ler de forma seletiva os cartazes e permitir que o som natural vaze na transmissão, com gente gritando “Fora Dilma”, “Fora PT” e outras palavras de ordem.

Vocês já viram a Globo fazer isso num protesto do MST ou contra o tucano Geraldo Alckmin? Jamais.

É óbvio que a notícia do dia, de que as manifestações fracassaram do ponto-de-vista numérico, não dominou a cobertura. Por que fracassaram? Cansaço? Indiferença? Dissensão interna? A Globonews simplesmente se esqueceu da verdadeira tarefa do jornalismo, que é esclarecer.

A certa altura, uma repórter em São Paulo fez referência ao fato de que os diferentes carros de som na Paulista utilizavam diferentes palavras de ordem. Mas, ficou nisso. Não entrou em detalhes. Por motivos óbvios: alguns destes carros de som pedem intervenção militar, o que não se enquadra no que a Globo acha aceitável mostrar aos que estão em casa.

A Globo não leu, por exemplo, a faixa que aparece acima, fotografada pelo Leandro Prazeres, do UOL, em Brasília.

Notem o detalhe: além de pregar o golpe, a faixa assume a defesa da Globo (no canto inferior direito) com a frase “a mídia sob ataque”.

Globo e golpe militar, tudo a ver!

Ainda que involuntariamente, no entanto, a Globonews acabou mostrando a intolerância que foi a marca do 15 de março e esteve de volta hoje, nas ruas: em Copacabana, um homem de camisa vermelha foi perseguido por manifestantes e teve de sair escoltado pela Polícia Militar.

É isso mesmo: um homem de camisa vermelha, aparentemente com uma grife no peito, sem qualquer relação com o PT ou com algum partido comunista.

Um simples homem de camisa vermelha, cujo cerco resume o que a Globonews não mostrou: “intolerância” e “golpismo” andaram juntos com “tranquilidade” e “família”.

PS do Viomundo: A Globonews faz mais que cobrir o evento, faz a convocação de quem está em casa ao enfatizar a todo o momento que “tem mais gente chegando”, “famílias inteiras”, etc.

Azenha: #globogolpista esconde cartazes pedindo intervenção militar | TIJOLAÇO | “A política, sem polêmica, é a arma das elites.”

22/03/2015

2018 – o ano que já começou

PT MBL SSNo maquiavelismo da imprensa, com participação de parcela do MP e Poder Judiciário, tudo será feito para tirar Lula do páreo. Não faltará alguém para dizer que o Lula comprou, via desvios da Petrobrás, todinho e por inteiro, o PP gaúcho. Ninguém dirá que o PP gaúcho esteve, todinho e por inteiro, do lado do Aécio Neves, senão por obra pensada por Lula para jogar o PSDB na “mesma vala”. Então, a direita entregará  um bagre para fisgar Lula. É o que sinaliza a Folha deste final de Semana. O PSDB paulista, com o finanCIAmento de quem sempre esteve ao lado dos golpes contra o Brasil, fará das tripas coração para impedir o retorno de Lula. Se preciso for, não será surpresa se pelas páginas de um dos três grandes aliados do PSDB paulista (Veja, Estadão e Folha) surja um “Pó pará, governador II”! Entregarão quem está por trás do sumiço do helipóptero com 450 kg de cocaína para construir um álibi perfeito. Explico, Ao dizer que a lei pune a todos, entregando pior senador no ranking da Veja, entra um bagre com o único intuito de atingir Lula. A CIA está mais ativa do que nunca, e com a parceria dos grupos econômicos como AMBEV, Multilaser e Banco Itaú, Instituto Millenium, todos com sede em São Paulo, provocarão, se isso viabilizar algum ventríloquo, uma guerra civil.

Terminada as eleições e o abalroamento na decolagem do tapetão voador, a direita nacional prepara corações e mentes para 2018. A Ação 470 visava destruir o PT paulista para viabilizar a candidatura tucana. O PSDB não decolou, mas o PT paulista também não.

Os ataques contra qualquer iniciativa do Prefeito Fernando Haddad, conjugada com a desqualificada candidatura do que poderia ser o pior candidato do PSDB em todos os tempos, Aécio Neves, a sabotagem econômica e a implantação do caos só tem um objetivo: as eleições de 2018.

O convescote de Foz do Iguaçu, em que FHC & José Serra prometiam aos representantes norte-americanos que, caso fosse eleito, o PSDB entregaria a partilha da Petrobrax, digo Petrobrás, à Chevron: “Deixa esses caras [do PT] fazerem o que eles quiserem. As rodadas de licitações não vão acontecer, e aí nós vamos mostrar a todos que o modelo antigo funcionava… E nós mudaremos de volta”, José Serra na Folha, em 13 de dezembro de 2010. Confirma-se agora, nos primeiros dezesseis dias de Senado do  representante paulista, José Serra, se expõe por inteiro no Projeto de Lei n° 131: “Torna-se imprescindível (…) a revogação da participação obrigatória da estatal no modelo de exploração de partilha de produção, bem como da condicionante de participação mínima da estatal de, ao menos, 30% da exploração e produção de petróleo do pré-sal em cada licitação, disposições constantes da Lei n° 12.351, de 22 de dezembro de 2010. Tal revogação atende aos interesses nacionais e, portanto, deve ser adotada pelo governo.”  Interesses dos “nacionais… ianques”. O que Serra faz de graça em defesa dos interesses norte-americanos, a máfia também fez, mas cobrando um preço muito alto, quando assassinou Enrico Mattei. Mattei criou a ENI, equiparada à Petrobrás, e começou a negociar com o Egito e outras países do Oriente Médio. Aos invés de deixar 25% com os países locais, a ENI propunha 50 a 75%; a CIA, via, máfia, fez explodir o avião em que Mattei viajava. Eram, então, sete irmãs que cartelizavam o mundo do petróleo:

Elenco delle sette sorelle al tempo di Mattei:

  1. Standard Oil of New Jersey, successivamente trasformatasi in Esso (poi Exxon negli USA) e in seguito fusa con la Mobil per diventare ExxonMobil; Stati Uniti
  2. Royal Dutch Shell, Anglo-Olandese; Regno Unito Paesi Bassi
  3. Anglo-Persian Oil Company, successivamente trasformatasi in British Petroleum (BP); Regno Unito
  4. Standard Oil of New York, successivamente trasformatasi in Mobil e in seguito fusa con la Exxon per diventare ExxonMobil; Stati Uniti
  5. Texaco, successivamente fusa con la Chevron per diventare ChevronTexaco; Stati Uniti
  6. Standard Oil of California (Socal), successivamente trasformatasi in Chevron, ora ChevronTexaco; Stati Uniti
  7. Gulf Oil, in buona parte confluita nella Chevron. Stati Uniti

Non Olet

No mundo à moda self-made man norte-americano, importa o fim, o dinheiro, e não a maneira, o meio de se ganhá-lo. É uma simplificação da máxima de Vespasiano, Pecunia non olet, o dinheiro não cheira. Mas quem cheira tem dinheiro…

O Banco Bamerindus foi entregue ao HSBC por FHC. Dizia-se à época o que se diz agora em relação à Petrobrás. Por interesse nacional. Mesmo corrupto, o Bamerindus empregava brasileiros e dinheiro da corrupção ficava por aqui. Com a entrega do Bamerindus, os lucros brasileiros, do trabalho honesto e da corrupção, foram investidos na Suíça ou na sede do HSBC, Inglaterra. É pela mesma razão que os EUA atacaram o HSBC. Se o produto da lavagem do dinheiro ficasse nos EUA, não haveria problema, mas como o dinheiro ia para na Inglaterra ou em outros lugares, a multa pegou pesada.

Os EUA nunca foram contra as drogas. O que eles sempre quiseram foi ficarem com o dinheiro das drogas lá consumidas. Se eles quisessem acabar com a drogas, como disse o ator argentino Ricardo Darín, eles fechariam as entradas. Até porque só Nova York consome 1/3 da cocaína produzida na América Latina. A guerra contra as drogas é, na verdade, uma guerra pelo dinheiro das drogas.

 

Ócio, pai de todos os vícios

Por traz do movimento golpista há jovens bolsistas dos EUA que não trabalham. Vivem do finanCIAmento de ONGs norte-americanas, a exemplo do que já foram a Fundação Ford em relação ao IBAD. O MBL é um filho temporão da OBAN. Ou as instituições republicanas que ainda defendem a democracia cortam este mal pela raiz, ou o que hoje é apenas MBL fará a SS parecer um grupelho amador. O ódio destilado em 15/03 não foi menor que nas marchas alemãs. Basta trocar estrela amarela por estrela vermelha. A única diferença é que ao invés de atacar judeus, suas livrarias, barbearias e bancos, os neonazistas atacam pessoas e sedes do PT.

O desemprego como forma de provocar o declínio da economia é também a arma com a qual pretendem alimentar o ódio de classe. Com a diminuição do pleno emprego, fica mais fácil encontrar mão-de-obra mais barata. As domésticas voltarão ao subemprego, e às condições degradantes. Com a dificuldade em se buscar vínculo formal, a massa desempregada, que já pode consumir produtos que antes lhe eram proibitivos, vira massa de manobra para alavancar distúrbios. Um salvador da pátria, que caçará marajás do serviço público é sempre um mito em construção. Quando não é Collor, pode ser um Joaquim Barbosa. Caiu este mito pelas mãos da Assas JB Corp, mas a Globo já procura substituto de arcanjo com a espada da justiça em mãos.

Neste faroeste paranaense, José Dirceu encarna o mexicano perfeito. Na sequência da linha metodológica, os Procustos do coronelismo eletrônico deitarão na cama da justiça um Lula sob as medidas da conveniência para ser espichado ou encurtado pela Themis de olhos vendados. Como na Alemanha hitlerista, há sempre um exército de carrascos voluntários. Com sangue nos olhos e o brilho dos holofotes, a fila de verdugos só aumenta. Trinta dinheiros não fazem falta ao maior orçamento secreto do mundo.

O finanCIAmento das manifestações, do tipo MBL, por multibiolionários norte americanos, como os irmãos Koch é só um detalhe na engrenagem de moer democracias. Não é mera coincidência que na “marcha dos zumbis” a maioria dos cartazes que pediam o golpe em Dilma eram escritos em inglês. A aculturação denuncia a origem da formação e da deformação.

Organizações norte-americanas, como a Escola das Américas durante a ditadura, fornecem as buchas de canhão do jihad Neoliberal. Os fundamentalistas do EI, perto dos neonazistas do MBL, ficam parecendo jovens de fino trato.

18/03/2015

EUA promovem golpe paraguaio no Brasil

fhc submissoDaqui a 50 anos, quando começarem as desclassificações dos papéis de Estado dos EUA, ficaremos sabendo quais foram as instituições (ONGs, iFHC, Instituto Millenium) que receberam dinheiro para fomentarem a desestabilização no Brasil. É simples constatar que não se trata de manifestações contra a corrupção. Fosse contra a corrupção, os gaúchos teriam pedido satisfação tanto na Operação Rodin quanto agora em relação a Operação Lava Jato que pegou o PP gaudério por inteiro. Nenhum cartaz cobrava da candidata do PP & d RBS, Ana Amélia Lemos, as denúncias de corrupção que pegou os herdeiros da ARENA. Nenhum cartaz cobrando explicações ao PSDB do Jorge Pozzobom pela compra da casa da Yeda Crusius decorrente da corrupção no DETRAN. E, diga-se de passagem, os mesmos problemas encontrados no DETRAN gaúcho na época da Yeda foram encontrados nos demais DETRANs estaduais onde o PSDB governava.

Há um escândalo internacional envolvendo lavagem de dinheiro no HSBC. Nenhum palavra a respeito. Portanto, não é um movimento contra a corrupção. A menos que seja a corrupção dos outros. Mas aí é para eliminar a concorrência e não para terminar com ela.

Em São Paulo não se viu nenhum cartaz a respeito da corrupção nos trens. Não apareceu Alstom, Siemens, Robson Marinho ou Rodrigo de Grandis. Mas teve muito cartaz em inglês pedido a derrubada do governo.

Em termos de subserviência aos EUA há uma tradição que remonta à origem do PSDB. Os tucanos nasceram sob as bênçãos da Fundação FORD, que financiava todo e qualquer entidade que tivesse algum cromossoma de FHC, como o CEBRAP . Nunca é demais lembrar que FHC entregou o SIVAM à Raytheon, e, tão logo a entrega se concretizou, ligou para Bill Clinton. O então presidente norte-americano fez das tripas coração para que FHC obtivesse empréstimo junto ao FMI e deixasse para estourar a desvalorização do Real logo após a posse. São tantas as provas que é despiciendo rememorar.

Os EUA contam com uma manada de capachos sempre prontos a lutarem contra os interesses do país onde vivem. Graças aos grupos mafiomidiáticos, os quinta colunas são os que mais crescem neste país. Se é verdade que existe uma manada que não sabe nada do passado, é também verdade que há uma outra parte da manada que sabe tudo do passado e que, por isso, continuará fazendo às vezes de vira-lata. O complexo de vira-lata é muito bem explorado pelos EUA exatamente porque encontra aí a maior concentração de vira-lata por metro quadrado.

Que existem problemas no Governo Federal, existem. Como existem no Estadual e no Municipal. A diferença é que no Federal os que sempre estiveram ao lado dos corruptos, como no Escândalo de Sonegação do HSBC, querem derrubar o governo para lucrarem ainda mais. Por trás e junto de todos eles estão, em primeiro lugar, a Rede Globo e suas filiais, como a RBS, depois vem os menos cotados mas tanto ou mais interessados como esse pessoal dos Banco Itaú, que finanCIAm ongs golpistas. Não foi por outro motivo que a arapongagem patrocinada pelos EUA alcançavam a Dilma e a… Petrobrás! Só mal informados e mal intencionados não veem isso.

Moniz Bandeira: EUA estão por trás do golpismo

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O cientista político e historiador Luiz Alberto de Vianna Moniz Bandeira denunciou nesta terça (17) que os Estados Unidos continuam na tentativa de desestabilizar governos de esquerda na América Latina, como os da Venezuela, Argentina e Brasil; "Evidentemente há atores, profissionais muito bem pagos, que atuam tanto na Venezuela, Argentina e Brasil, integrantes ou não de ONGs, a serviço da USAID, Now Endowment for Democracy (NED) e outras entidades americanas, para desestabilizar esses países, com a utilização de instrumentos que incluem protestos de rua", afirmou; segundo ele, as manifestações de 2013 e os recentes atos contra Dilma "não foram evidentemente espontâneos"; "A estratégia é aproveitar as contradições domésticas do país, os problemas internos, a fim de agravá-los, gerar turbulência e caos até derrubar o governo sem recorrer a golpes militares", avaliou

18 de Março de 2015 às 05:09

247 – O cientista político e historiador Luiz Alberto de Vianna Moniz Bandeira denunciou nesta terça-feira (17) que os Estados Unidos, por meio de órgãos como CIA, NSA (Agência Nacional de Segurança) e ONGs a eles vinculadas, continuam na tentativa de desestabilizar governos de esquerda e progressistas da América Latina, como os da Venezuela, Argentina e Brasil.

Moniz Bandeira disse que "evidentemente há atores, profissionais muito bem pagos, que atuam tanto na Venezuela, Argentina e Brasil, integrantes ou não de ONGs, a serviço da USAID, Now Endowment for Democracy (NED) e outras entidades americanas", para desestabilizar esses países, com a utilização de instrumentos que incluem protestos de rua.

"’As demonstrações de 2013 e as últimas, contra a eleição da presidente Dilma Russeff, não foram evidentemente espontâneas", disse o cientista político. "Os atores, com o suporte externo, fomentam e encorajam a aguda luta de classe no Brasil, intensificada desde que um líder sindical, Lula, foi eleito presidente da República. Os jornais aqui na Alemanha salientaram que a maior parte dos que participaram nas manifestações de domingo, dia 15, era gente da classe média alta para cima, dos endinheirados’", disse Moniz Bandeira, que reside na Alemanha e é autor de vários livros sobre as relações Brasil—EUA.

No caso do Brasil especificamente, citou iniciativas do governo que contrariam Washington, como a criação do Banco do Brics , uma alternativa ao FMI e ao Banco Mundial e o regime de partilha para o pré-sal, que conferiu papel estratégico à Petrobras, descocando as petroleiras estrangeiras. Ele lembrou também que a presidenta Dilma foi espionada pela NSA e não se alinhou com os EUA em outras questões de política internacional, entre as quais a dos países da América Latina.

"A estratégia é aproveitar as contradições domésticas do país, os problemas internos, a fim de agravá-los, gerar turbulência e caos até derrubar o governo sem recorrer a golpes militares", disse.

Neste link a entrevista na íntegra.

Moniz Bandeira: EUA estão por trás do golpismo | Brasil 24/7

03/03/2015

Arlequim servidor de dois patrões ou ventríloquo vestido de capacho

A insana destruição da Petrobrás atende a um apelo das concorrentes e de governos com interesse no Pré-Sal brasileiro. Se fazem guerra para obterem petróleo em países bem mais distantes, porque não o fariam no Brasil. Como a oposição se perfila, abertamente, ao lado dos interesses norte-americanos, os gastos da CIA para fomentar a destruição da Petrobrás é infinitamente menor do aquele usado para obter o gás na Ucrânia.

No golpe de 1964 a CIA também financiou, com malas cheias de dólares, golpistas e instituições ditas promotoras da democracia. O combate à corrupção é uma bandeira que se ajusta perfeitamente para destruir uma empresa. No caso, para acabar com uma dor de barriga, mata-se o paciente. Só há dois  tipos de brasileiros que ainda não se deram conta que o maior interessado no enfraquecimento do governo e na destruição da Petrobrás é o Tio Sam: os mal informados e os mal intencionados.

Os vazamentos da espionagem dos EUA no Brasil, que envolve Dilma e a Petrobrás, levados a cabo por Edward Snowden são auto explicativos.

 

Serra tira a fantasia: o negócio é fatiar e vender a Petrobras.

27 de fevereiro de 2015 | 12:57 Autor: Fernando Brito

chevon

A entrevista de José Serra ao “dono da lista do HSBC” no Brasil, Fernando Rodrigues, é um strip-tease.

O vendedor da Vale – título que lhe foi concedido pelo próprio ex-presidente Fernando Henrique Cardoso – lista o que se tem de fazer com a maior empresa brasileira.

Vai falando meias-verdades, como a de dizer que a Petrobras está “produzindo fio têxtil”, vai circulando a presa, como um velho leão.

O “fio textil” é poliéster, derivado integral de petróleo, que é produzido em Suape, como parte da cadeia de valor gerada pela refinaria, junto com a resina PET, com a que se produz garrafas.

São plásticos, enfim, um dos frutos de maior valor da cadeia de refino de petróleo.

Depois, diz que a Petrobras “não tem que fabricar adubo”.

Parece que está falando de esterco, mas é, simplesmente, de um dos insumos mais importantes da imensa produção agropecuária brasileira: amônia, que é produzida a partir do gás extraído junto com o petróleo.

É o “N” da famosa fórmula NPK dos fertilizantes, que o Brasil, incrivelmente, importa às toneladas.

Depois, fala em vender as usinas termelétricas de eletricidade, que já foram das multis e que a Petrobras teve de assumir porque elas só queriam o negócio com os subsídios que lhes deu FHC na época do apagão de 2001, subsídios que, além disso, eram suportados por nossa petroleira.

A seguir, fala em vender a distribuição, os postos Petrobras.

Aqueles onde o dim-dim entra, sonante, chova ou faça sol.

E aí, finalmente, diz que a empresa deve se conservar na extração de petróleo, mas que este deve ser “aberto ao mercado”.

Como já é, deve-se ler isso como a entrega da parcela exclusiva, de 30%, das imensas jazidas do pré-sal.

Claro que, nos negócios da cadeia do refino de petróleo, a Petrobras pode comprar, vender, dividir, agir como age um empresa que busca concentrar recursos em suas prioridades.

Isso inclui, senador Serra, o tal “fio têxtil”.

É tão bom negócio que seus amigos da Chevron  o produzem em larga escala através da Chevron-Phillips, em oito países.

Assim como a Chevron produz adubo e está cheia de passivos ambientais pela forma terrível que o faz, antes como Texaco e agora  usando  o “codinome” de Ortho.

E, claro, a Chevron não vai abrir mão de seus mais de 8 mil postos de abastecimento só nos Estados Unidos…

Quer dizer, as receitas de Serra para a Petrobras são exatamente o contrário do que fazem seus amigos da Chevron…

Senador, mas o que é bom para os Estados Unidos não é bom para o Brasil?

Serra tira a fantasia: o negócio é fatiar e vender a Petrobras. | TIJOLAÇO | “A política, sem polêmica, é a arma das elites.”

24/02/2015

Pimenta no dos outros

guantanamoEstou lendo, dentre outros, Guerras Sujas, que pode facilmente ser baixado em “.pdf” na internet. Nele se conta toda sorte de arbitrariedades cometidas pelos serviços secretos dos EUA. Não se trata apenas de métodos ilegais, mas de assassinatos. Sem qualquer tipo de julgamentos, a CIA pode torturar, assassinar quem os EUA entenderem inimigos do Estado. Do seu Estado. No livro conta-se também onde, como e porque os EUA espalharam e terceirizaram estes “serviços” em Nações ventríloquas. Portanto, os EUA não têm a menor autoridade moral para criticar a Venezuela. Aliás, se a Venezuela adotasse os mesmos métodos dos EUA, os cidadãos norte-americanos correriam risco de vida ao tentarem entrar na Venezuela.

A direita brasileira, partícipe de todos os golpes perpetrados contra o Brasil, intumesce o peito para urrar contra o bolivarianismo da Venezuela. Aliás, acusam Dilma de fazer o mesmo. Por que não falam dos métodos dos EUA? Na Venezuela, é o poder judiciário, goste-se ou não dele, quem atua. Nos EUA, é o executivo. Como capachos dos EUA, a direita tupiniquim veste a carapuça para se fazer de advogado dos EUA mas esquecem de olhar o próprio umbigo. Ao criticarem a prisão do Prefeito de Caracas não se dão conta da contradição, posto que festejam as prisões da Operação Lava Jato. Só há dois tipos de brasileiros que não se dão conta destas contradições, os mal informados e os mal intencionados. Ambos agem como manada conduzida pelos grupos mafiomidiáticos. Se há algum paralelo entre as situações da Venezuela e do Brasil é a existência de grandes reservas de petróleo. Energia esta que move a máquina de guerra dos EUA e causa manifestações populares em todos os países produtores. A CIA sabe o que faz. Eu sei o que ela sempre fez.

Altman: Dilma merece aplausos sobre Venezuela

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"Não há dúvidas a respeito: isolar e derrotar o governo venezuelano é a bola da vez na estratégia norte-americana para recuperar hegemonia na América Latina", diz o jornalista Breno Altman, editor do Opera Mundi e colunista do 247; "Outras administrações também são alvos de operações desestabilizadoras – como é o caso da Argentina e, em certa medida, também o do Brasil. Mas sobre Caracas é a ofensiva mais relevante"; segundo ele, a prisão seguiu trâmites legais; "Golpista de primeira hora em 2002, quando a direita tentou derrubar Chávez, Ledezma foi denunciado por um dos oficiais acusados pelos protestos violentos do ano passado. A propósito, a mesma imprensa que celebra as prisões determinadas pelo juiz Sergio Moro como instrumento para arrancar delações premiadas na Operação Lava Jato, agora trata de impugnar a confissão do coronel José Arocha Pérez, pois teria sido obtida enquanto estava preso"; confira

23 de Fevereiro de 2015 às 18:14

247 – O jornalista Breno Altman, editor do Opera Mundi e colunista do 247, elogiou o distanciamento da presidente Dilma Rousseff em relação à crise política venezuelana, que viveu um novo capítulo na semana passada, com a prisão de Antonio Ledezma, prefeito de Caracas.

"Nos últimos dias, múltiplas vozes, da oposição de direita ao presidente da Câmara dos Deputados, da velha mídia a intelectuais de aluguel, exigem que o governo brasileiro condene a prisão de Antonio Ledezma, prefeito de Caracas. Os argumentos que esgrimem, em geral, ferem a verdade dos fatos", diz ele.

Segundo Altman, a prisão seguiu os ritos legais. "Os procuradores Katherine Harington, Yeison Moreno e José Orta apresentaram denúncia e pediram a detenção do prócer oposicionista seguindo todos os trâmites constitucionais. Golpista de primeira hora em 2002, quando a direita tentou derrubar Chávez, Ledezma foi denunciado por um dos oficiais acusados pelos protestos violentos do ano passado", afirma. "A propósito, a mesma imprensa que celebra as prisões determinadas pelo juiz Sergio Moro como instrumento para arrancar delações premiadas na Operação Lava Jato, agora trata de impugnar a confissão do coronel José Arocha Pérez, pois teria sido obtida enquanto estava preso."

Ele lembra, ainda, o movimento norte-americano para desestabilizar a América Latina. "Não há dúvidas a respeito: isolar e derrotar o governo venezuelano é a bola da vez na estratégia norte-americana para recuperar hegemonia na América Latina. Outras administrações também são alvos de operações desestabilizadoras – como é o caso da Argentina e, em certa medida, também o do Brasil. Mas sobre Caracas é a ofensiva mais relevante", afirma. "Não se trata apenas de disputa pelo controle das riquezas naturais, especialmente o petróleo e o gás. O tema primordial é geopolítico. De todas experiências progressistas desse início de século, a mais antagonista ao capitalismo tem lugar na Venezuela, o que é suficiente para despertar temor e ódio entre os senhores do mundo. Apesar de seus graves problemas e dificuldades."

Leia a íntegra em seu blog.

Altman: Dilma merece aplausos sobre Venezuela | Brasil 24/7

23/02/2015

Je suis Petrobrás!

Ou o Brasil acaba com os grupos mafiomidiáticos ou eles nos entregarão à sanha do Tio Sam. Pior, foi com a participação da Globo e do Tio Sam que foi implantada a ditadura brasileira. Desconhecer isso é dar um tiro no pé, e esperar que xixi no ferimento cura. Antes de levar um tiro no pé deve-se fincar o pé-na-bunda da Rede Globo e de seus mercenários. Felizmente, desponta no meio de uma manada pessoas como Michelle. Somos poucos, mas seremos Brasil.

Je suis Petrobrás! Toujours!

Aux armes, citoyens,
Às armas, cidadãos,

Formez vos bataillons,
Formai vossos batalhões,

Marchons, marchons!
Marchemos, marchemos!

Qu’un sang impur
Que um sangue impuro

Abreuve nos sillons!
Banhe o nosso solo!

Michelle:”Eu sou Petrobras, você é Globo”. Uma gentil bofetada na mentira e na hipocrisia

22 de fevereiro de 2015 | 10:10 Autor: Fernando Brito

michelle

Não precisa de qualquer comentário, exceto o de que há dignidade neste mundo, a carta da petroleira Michele Daher Vieira ao jornal O Globo e à repórter Letícia Vieira, autora do texto Petrobras: a nova rotina do medo e tensão na estatal.

Michele é uma das pessoas que aparecem na foto usada pelo jornal para induzir o leitor a que, de fato, há um clima de terror na empresa, com medo de “de represálias e de investigações”, além de demissões.

A carta de Michelle é um orgulho para os sentimentos de decência humana e uma vergonha para a minha profissão, que deveria ser a de buscadores da verdade e não da construção da mentira.

E a prova de que gente como Paulo Roberto Costa, Pedro Barusco e outros que engordaram roubando a Petrobras são um grão de areia entre milhares e milhares de homens e mulheres de bem, que trabalham ali não só como profissionais corretos e competentes, mas como brasileiros que amam o seu país.

Carta aberta à Leticia Fernandes e ao jornal O Globo

Antes de tudo, gostaria de deixar bem claro que não estou falando em nome da Petrobras, nem em nome dos organizadores do movimento “Sou Petrobras”, nem em nome de ninguém que aparece nas fotos da matéria. Falo, exclusivamente, em meu nome e escrevo esta carta porque apareço em uma das fotos que ilustram a reportagem publicada no jornal O Globo do dia 15 de fevereiro, intitulada “Nova Rotina de Medo e Tensão”.

Fico imaginando como a dita jornalista sabe tão detalhadamente a respeito do nosso cotidiano de trabalho para escrever com tanta propriedade, como se tudo fosse a mais pura verdade, e afirmar com tamanha certeza de que vivemos uma rotina de medo, assombrados por boatos de demissões, que passamos o dia em silêncio na ponta das cadeiras atualizando os e-mails apreensivos a cada clique, que trabalhamos tensos com medo de receber e-mails com represálias, assim criando uma ideia, para quem lê, a respeito de como é o clima no dia a dia de trabalho dentro da Petrobras como se a mesma o estivesse vivendo.

Acho que tanta criatividade só pode ser baseada na própria realidade de trabalho da Letícia, que em sua rotina passa por todas estas experiências de terror e a utiliza para descrever a nossa como se vivêssemos a mesma experiência. Ameaças de demissão assombram o jornal em que ela trabalha, já tendo vários colegas sendo demitidos[1], a rotina de e-mails com represálias e determinando que tipo de informação deve ser publicada ou escondida devem ser rotina em seu trabalho[2], sempre na intenção de desinformar a população e transmitir só o que interessa, mantendo a população refém de informações mentirosas e distorcidas.

Fico impressionada com o conteúdo da matéria e não posso deixar de pensar como a Letícia não tem vergonha de a ter escrito e assinado. Com tantas coisas sérias acontecendo em nosso país ela está preocupada com o andar onde fica localizada a máquina que faz o café que nós tomamos e com a marca do papel higiênico que usamos. Mas dá para entender o porque disto, fica claro para quem lê o seu texto com um mínimo de senso crítico: o conteúdo é o que menos importa, o negócio do jornal é falar mal, é dar uma conotação negativa, denegrir a empresa na sua jornada diária de linchamento público da Petrobras. Não é de hoje que as Organizações Globo tem objetivo muito bem definido[3] em relação à Petrobras: entregar um patrimônio que pertence à população brasileira à interesses privados internacionais. É a este propósito que a Leticia Fernandes serve quando escreve sua matéria.

Leticia, não te vejo, nem você nem O Globo, se escandalizado com outros casos tão ou mais graves quanto o da Petrobras. O único escândalo que me lembro ter ganho as mesma proporção histérica nas páginas deste jornal foi o da AP 470, por que? Por que não revelam as provas escondidas no Inquérito 2474[4] e não foi falado nisto? Por que não leio nas páginas do jornal, onde você trabalha, sobre o escândalo do HSBC[5]? Quem são os protegidos? Por que o silêncio sobre a dívida da sonegação[6] da Globo que é tanto dinheiro, ou mais, do que os partidos “receberam” da corrupção na Petrobras? Por que não é divulgado que as investigações em torno do helicoca[7] foram paralisadas, abafadas e arquivadas, afinal o transporte de quase 500 quilos de cocaína deveria ser um escândalo, não? E o dinheiro usado para construção de certos aeroportos em fazendas privadas em Minas Gerais [8]? Afinal este dinheiro também veio dos cofres públicos e desviados do povo. Já está tudo esclarecido sobre isto? Por que não se fala mais nada? E o caso Alstom[9], por que as delações não valem? Por que não há um estardalhaço em torno deste assunto uma vez que foi surrupiado dos cofres públicos vultosas quantias em dinheiro? Por que você e seu jornal não se escandalizam com a prescrição e impunidade dos envolvidos no caso do Banestado[10] e a participação do famoso doleiro neste caso? Onde estão as manchetes sobre o desgoverno no Estado do Paraná[11]? Deixo estas perguntas como sugestão e matérias para você escrever já que anda tão sem assunto que precisou dar destaque sobre o cafezinho e o papel higiênico dos funcionários da Petrobras.

A você, Leticia, te escrevo para dizer que tenho muito orgulho de trabalhar na Petrobras, que farei o que estiver ao meu alcance para que uma empresa suja e golpista como a que você trabalha não atinja seu objetivo. Já você não deve ter tanto orgulho de trabalhar onde trabalha, que além de cercear o trabalho de seus jornalistas determinando “as verdades” que devem publicar, apoiou a Ditadura no Brasil[12], cresceu e chegou onde está graças a este apoio. Ao contrário da Petrobras, a empresa que você se esforça para denegrir a imagem, que chegou ao seu gigantismo graças a muito trabalho, pesquisa, desenvolvimento de tecnologia própria e trazendo desenvolvimento para todo o Brasil.

Quanto às demissões que estão ocorrendo, é muito triste que tantas pessoas percam seu trabalho, mas são funcionários de empresas prestadoras de serviço e não da Petrobras. Você não pode culpar a Petrobras por todas as mazelas do país, e nem esperar que ela sustente o Brasil, ou você não sabe que não existe estabilidade no trabalho no mundo dos negócios? Não sabe que todo negócio tem seu risco? Você culpa a Petrobras por tanta gente ter aberto negócios próximos onde haveria empreendimentos da empresa, mas a culpa disto é do mal planejamento de quem investiu. Todo planejamento para se abrir um negócio deveria conter os riscos envolvidos bem detalhados, sendo que o maior deles era não ficar pronta a unidade da Petrobras, que só pode ser culpada de ter planejado mal o seu próprio negócio, não o de terceiros. Imputar à Petrobras o fracasso de terceiros é de uma enorme desonestidade intelectual.

Quando fui posar para a foto, que aparece na reportagem, minha intenção não era apenas defender os empregados da injustiça e hostilidades que vem sofrendo sendo questionados sobre sua honestidade, porque quem faz isto só me dá pena pela demonstração de ignorância. Minha intenção era mostrar que a Petrobras é um patrimônio brasileiro, maior que tudo isto que está acontecendo, que não pode ser destruída por bandidos confessos que posam neste jornal como heróis, por juízes que agem por vaidade e estrelismos apoiados pelo estardalhaço e holofotes que vocês dão a eles, pelo mercado que só quer lucrar com especulação e nunca constrói nada de concreto e por um jornal repulsivo como O Globo que não tem compromisso com a verdade nem com o Brasil.

Por fim, digo que cada vez fica ainda mais evidente a necessidade de uma democratização da mídia, que proporcionará acesso a uma diversidade de informação maior à população que atualmente é refém de uma mídia que não tem respeito com o seu leitor e manipula a notícia em prol de seus interesses, no qual tudo que publica praticamente não é contestado por não haver outros veículos que o possa contradizer devido à concentração que hoje existe. Para não perder um poder deste tamanho vocês urram contra a reforma, que se faz cada vez mais urgente, dizendo ser censura ou contra a liberdade de imprensa, mas não é nada além de aplicar o que já está escrito na Constituição Federal[12], sendo a concentração de poder que algumas famílias, como a Marinho detém, totalmente inconstitucional.

Sendo assim, deixo registrado a minha repugnância em relação à matéria por você escrita, utilizando para ilustrá-la uma foto na qual eu estou presente com uma intenção radicalmente oposta a que ela foi utilizada por você.

Fontes:
[1] Demissões nas Organizações Globo:
http://www.conexaojornalismo.com.br/…/demissoes-do-globo-es…
http://radiodeverdade.com/tag/demissoes-na-radio-globo/
http://www.parana-online.com.br/editor…/almanaque/…/836519/…
http://www.portalimprensa.com.br/…/o+globo+faz+cortes+na+re…
http://blogs.odia.ig.com.br/…/globo-inicia-demissoes-no-jo…/

[2] Exemplos de o que deve e não deve ser publicado
http://www.brasildefato.com.br/node/31315
http://www.pragmatismopolitico.com.br/…/globo-ordena-que-no…
http://www.conversaafiada.com.br/…/globo-censura-reporter-…/

[3] Objetivos
http://www.municipiosbaianos.com.br/noticia01.asp…
http://www.aepet.org.br/…/Prezado-a-companheiro-a-da-Petrob…
http://www.viomundo.com.br/…/sordida-campanha-dos-marinho-c…
https://petroleiroanistiado.wordpress.com/…/petrobras-sob-…/
https://fichacorrida.wordpress.com/…/rede-globo-de-corrupc…/

[4] Inquérito 2474
http://www.cartacapital.com.br/…/em-sigilo-ha-7-anos-inquer…
http://www.ocafezinho.com/…/inquerito-2474-ja-esta-na-inte…/
http://www.istoe.com.br/…/…/345927_ERRO+HISTORICO+NA+AP+470+
http://www.brasil247.com/…/Nassif-STF-vai-abrir-segredo-de-…

[5] Escândalo do HSBC
http://www.diariodocentrodomundo.com.br/o-assombroso-silen…/
http://economia.ig.com.br/…/reino-unido-investiga-hsbc-por-…
http://economia.estadao.com.br/…/hsbc-entenda-o-escandalo-…/
http://economia.ig.com.br/…/receita-esta-de-olho-em-corrent…
http://www.brasil247.com/…/Sonega%C3%A7%C3%A3o-no-HSBC-%C3%…

[6] Sonegação Globo
http://www.correiodopovo.com.br/blogs/juremirmachado/?p=4664
http://www.ocafezinho.com/…/os-documentos-da-fraude-da-glo…/
http://www.diariodocentrodomundo.com.br/injusto-e-pagar-im…/
http://www.diariodocentrodomundo.com.br/como-o-processo-de…/

[7] Helicoca
http://www.diariodocentrodomundo.com.br/o-dcm-apresenta-no…/
http://www.diariodocentrodomundo.com.br/o-papel-cada-vez-m…/
http://www.diariodocentrodomundo.com.br/categorias/helicoca/

[8] Aeroportos Mineiros
http://www.diariodocentrodomundo.com.br/por-que-a-midia-na…/
http://www1.folha.uol.com.br/…/1493571-aecio-neves-a-verdad…
http://www1.folha.uol.com.br/…/1488587-governo-de-minas-fez…
http://www.pragmatismopolitico.com.br/…/trafico-de-cocaina-…
http://www.plantaobrasil.com.br/news.asp?nID=82339
http://www.diariodocentrodomundo.com.br/aecio-nomeou-desem…/

[9] Alstom
http://www1.folha.uol.com.br/…/1281123-brasil-e-unico-que-n…
http://tijolaco.com.br/blog/?p=24684

[10] Banestado
http://www.redebrasilatual.com.br/…/o-caso-banestado-a-petr…
http://www1.folha.uol.com.br/…/1267100-justica-anula-punica…
http://ultimosegundo.ig.com.br/…/lentidao-da-justica-livrou…

[11] Beto Richa e o Paraná
http://www.pragmatismopolitico.com.br/…/beto-richa-quebrou-…
http://www.redebrasilatual.com.br/…/curitiba-a-pauta-da-reb…

[12] Globo e a Ditadura
http://www.pragmatismopolitico.com.br/…/editorial-globo-cel…
http://www.brasildefato.com.br/node/25869
http://altamiroborges.blogspot.com.br/…/as-diretas-ja-e-o-c…
http://www.viomundo.com.br/…/faz-30-anos-bom-jornalismo-da-…
http://www.viomundo.com.br/…/fabio-venturini-no-golpe-dos-e…
http://www.viomundo.com.br/…/exclusivo-as-entrevistas-feroz…
http://www.diariodocentrodomundo.com.br/abrir-empresa-em-p…/

[12] CF/88
Diz o artigo 220 da Carta, no inciso II do parágrafo 3°:
II – estabelecer os meios legais que garantam à pessoa e à família a possibilidade de se defenderem de programas ou programações de rádio e televisão que contrariem o disposto no art. 221, bem como da propaganda de produtos, práticas e serviços que possam ser nocivos à saúde e ao meio ambiente.
Já o parágrafo 5° diz:
Os meios de comunicação social não podem, direta ou indiretamente, ser objeto de monopólio ou oligopólio.
E o artigo 221. por sua vez, prescreve:
Art. 221. A produção e a programação das emissoras de rádio e televisão atenderão aos seguintes princípios:
I – preferência a finalidades educativas, artísticas, culturais e informativas;
II – promoção da cultura nacional e regional e estímulo à produção independente que objetive sua divulgação;
III – regionalização da produção cultural, artística e jornalística, conforme percentuais estabelecidos em lei;
IV – respeito aos valores éticos e sociais da pessoa e da família.

Michelle:”Eu sou Petrobras, você é Globo”. Uma gentil bofetada na mentira e na hipocrisia | TIJOLAÇO | “A política, sem polêmica, é a arma das elites.”

A revolução não será televisionada

Pre-sal (2)Será apedrejada! Sobem das catacumbas do ódio as vozes do atraso. Se na Venezuela o Golpe contou com a organização dos meios de comunicação, no Brasil não está sendo diferente. A diferença está no molde paraguaio. Tenta-se um golpe institucional. O apoio ao golpe paraguaio tem raízes paranaenses. E Álvaro Dias é seu porta-voz. Fernando Francischini, o valentão de microfones, está fora de combate depois que fugiu dos manifestantes paranaenses.

Youssef deve ser o Ministro da Economia dos insurreto da Globo. Joaquim Barbosa, o do apartamento de 10 dólares de Miami e ainda ocupando imóvel funcional em Brasília, já está se escalando como Ministro da Justiça. Como a famiglia Marinho já tem Antonio Britto para escalar de porta-voz, nem Antonio Carlos Magalhães para Ministro das Comunicações, as especulações estão abertas e depende do tamanho do megafone nas redes sociais.

A mesma Rede Globo que saudou a chegada da ditadura em editorial, agora incentiva o golpe também em editorial e escala seus funcionários para irem à rua proporem o golpe. Mas o golpe não será televisionado. Tem mais chance de seus propositores serem apedrejados.

Estava escrito que o tapetão voaria. Embora ainda falta escolher o piloto, não há dúvida que vem sendo abastecido com toda sorte de manipulações. Eli Gaspari trouxe à luz uma texto do Juiz Moro sobre a Operação Mani Pulite, conduzida por Di Pietro, que, na sequência se candidatou ao parlamento: “As prisões, confissões e a publicidade conferida às informações obtidas geraram um círculo virtuoso, consistindo na única explicação possível para a magnitude dos resultados obtidos pela Operação Mani Pulite. A publicidade vem sendo dosada sobre medida, vazando em conta gotas, com o único motivo de manter azeitada a máquina de moer gente. A parceria das “confissões e a publicidade” está toda aí, no dia a dia, desde o primeiro dia.

A pergunta que devemos nos fazer é como ficou a democracia italiana após a operação Mani Pulite. Por mais de 20 anos Sílvio Berlusconi, o magnata dos meios de comunicação italiano e multimilionário dono do Milan & Fininvest, conduziu a Itália aos frangalhos que se encontra hoje. Pode-se dizer que a Itália de hoje é fruto de Antonio Di Pietro. A máfia, engrandecida, agradece.

A proximidade com o Paraguai ajuda a explicar o método. Concidentemente, foi também num convescote em Foz do Iguaçu que FHC ofereceu a Petrobrás à Chevron, caso José Serra fosse eleito. É sonho antigo, desde a malfadada tentativa da transformação da Petrobrás em Petrobrax. Outra coincidência, Alberto Youssef também é paranaense, e atua no ramo da corrupção desde os tempos do Banestado. A descoberta do Pré-Sal foi motivo suficiente para aumentar a cobiça dos norte-americanos e o ódio de seus ventríloquos brasileiros sobre a Petrobrás.

A criminalização da empresa ao invés de punir os corruptos é um indício de que a investigação tem interesses outros que vão muito além do combate à corrupção. Quando uma empresa sonegadora, como a Rede Globo, se propõe a ser a condutora, como Il Duce, explica a velha lição do Milton Friedman: “não há almoço grátis”. Uma mão lava a outra, as duas abunda…

Logo veremos que entregarão os anéis para passarem a mão. Entregarão bagres correligionários para, assim, criarem álibi que levará ao objetivo que é a apropriação do Estado, exatamente como ocorreu em 1964. A criminalização de um campo ideológico e a divinização do campo adversário mostra o verdadeiro papel dos meios de comunicação nesta batalha.

Diretor da Globo defende impeachment de Dilma

A defesa de um impeachment da presidente Dilma Rousseff está saindo do campo editorial dos veículos da Globo e ganha agora manifestações pessoais de membros do primeiro escalão do jornalismo das empresas da família Marinho; diretor de Mídias Digitais da Globo, Erick Bretas, anunciou no Facebook que estará na manifestação pelo impeachment da presidente, marcada para o dia 15 de março, no Rio; "Só a pressão popular pode salvar o Brasil de mais um assalto — agora, às instituições", disse Bretas; diretor criticou também o fato da presidente Dilma ter afirmado em entrevista que os indícios de corrupção na Petrobras deveriam ter sido investigados ainda na década de 1990, durante o governo FHC; "Jogar a corrupção na Petrobras no colo dos tucanos é diversionismo, é tentar criar uma cortina de fumaça para que o cidadão mais pobre e menos informado se confunda", afirmou; campanha pró-impeachment terá outros adesistas da Globo?

Brasil 24/7

31/01/2015

EUA dão estabilidade à ditadura Saudita

O mapa mostra a distância (e cu$to) entre o petróleo venezuelano e o saudita para os EUA

venzuela mapaQual era e é a diferença entre a Arábia Saudita e demais países petrolíferos destruídos pelos EUA? Sim, assim como Israel, os sauditas são súditos dos EUA. Todos os países produtores de petróleo que não se dobraram aos interesses europeus sofreram a tal de primavera árabe. Líbia, Egito, Ucrânia, Síria, Iraque, Afeganistão foram submetidos à força. Venezuela sofre com toda sorte de subversão patrocinada pelos EUA. E só não foi golpeada porque haveria uma rejeição uniforme pelos demais países latino-americanos.

As justificativas para agrediram países ditos ditatoriais ou antidemocráticos não se aplica às arábias. Lá, os EUA são amigos do Rei. Funciona como uma posto avançado, onde a menor ofensa aos interesses norte-americanos, os petrodólares entram em ação para assassinar adversários.

Influência da Arábia Saudita cresce com tropeço de vizinhos

Primavera Árabe dá inesperado impulso ao reino do Golfo

Por DAVID D. KIRKPATRICK

CAIRO – Os governantes da Arábia Saudita tremeram quando a Primavera Árabe eclodiu, há quatro anos. Mas, longe de prejudicar a dinastia local, o caos subsequente parece ter alçado a monarquia a um poderio inigualável.

No momento em que um novo rei assume o trono, o autoritarismo voltado para a estabilidade, adotado pelos sauditas, volta a ganhar força em países como Tunísia, Egito e Bahrein. Os militantes islâmicos que os sauditas outrora temeram estão em fuga.

O problema, dizem os analistas, é que a ascensão saudita é em grande parte um subproduto da debilidade dos Estados ao seu redor, incluindo Iraque, Egito, Síria, Iêmen, Líbia, Bahrein e Tunísia.

Os sauditas estão sustentando o Bahrein e lutando em prol do governo de Bagdá. Bilhões de dólares do reino ajudam governos amigos no Egito e na Jordânia.

Milícias financiadas por Riad lutam na Líbia, e os veículos de comunicação de propriedade saudita oferecem um apoio crucial às facções favorecidas pelo reino na Tunísia e em outros lugares.

A monarquia soma algumas vitórias, como o governo instalado pelos militares no Cairo e o governo eleito na Tunísia. Mas os esforços não resultaram em qualquer sinal de estabilização na Síria, no Iraque e na Líbia. A transição no Iêmen, apoiada pelos sauditas, desmoronou, deixando rebeldes pró-Irã no comando da capital.

Por se tratar de uma monarquia absolutista, o fato de a Arábia Saudita liderar o esforço de reformulação regional é um resultado inesperado da Primavera Árabe.

"É irônico ou anacrônico se visto de fora", especialmente para quem "acredita que a região precisa urgentemente de democracia", disse Gamal Abdel Gawad, pesquisador do Centro Al-Ahram de Estudos Estratégicos e Internacionais, instituição do Cairo financiada pelo governo egípcio.

"Os últimos quatro anos depuseram contra isso e se a região precisa sobretudo de estabilidade, gestão eficaz e recursos -e tudo isso a Arábia Saudita tem-, então faz sentido que ela desempenhe um papel de liderança".

O rei Abdullah morreu em 23 de janeiro sentindo-se reconhecido, segundo analistas e diplomatas. Robert Jordan, ex-embaixador dos EUA na Arábia Saudita, disse que, numa visita à corte real anos atrás, agradeceu o monarca "por não ter dito: ‘Eu bem que avisei’".

O rei apenas deu uma risadinha. "Porque a verdade é que ele disse ‘eu bem que avisei’ muitas vezes".

Entre as queixas do rei, segundo Jordan, estiveram a urgência do governo George W. Bush em promover a democracia, o vácuo deixado pela retirada americana do Iraque, a adesão de Obama às revoltas da Primavera Árabe e, em especial, o descumprimento das ameaças de intervenção militar contra o regime sírio.

Como na Síria, a monarquia saudita -agora liderada pelo rei Salman- manteve sob controle as tensões sectárias entre a minoria xiita e seus soberanos sunitas.

O Egito, o país árabe mais populoso, foi considerado por muito tempo como o líder dessa região. Mas, quando a revolução que derrubou o ditador Hosni Mubarak, em 2011, mergulhou o Egito na turbulência, a Arábia Saudita "assumiu as suas responsabilidades", segundo Abdel Gawad.

Os governantes sauditas discretamente lastimaram a subsequente eleição da Irmandade Muçulmana. Quando Abdel Fattah al-Sisi, então general e ex-adido militar na Arábia Saudita, liderou um golpe militar em 2013, o reino se tornou seu principal patrocinador, fornecendo mais de US$ 12 bilhões (R$ 30,84 bilhões).

Atualmente, a Arábia Saudita, junto com os Emirados Árabes Unidos, está empenhada em sustentar o governo de Sisi com bilhões de dólares em ajuda.

"Eles estão prontos para respaldar a economia egípcia por muito tempo, porque o custo estratégico do fracasso representaria um ônus ainda maior em caso de colapso egípcio", disse Mustafa Alani, analista do Centro de Pesquisas do Golfo.

Além do papel da Arábia Saudita no Bahrein e no Iraque, o reino acolhe os esforços americanos de treinar rebeldes sírios.

O canal Al Arabiya e outros meios de comunicação regionais cobrem de forma simpática as facções contrárias à Irmandade Muçulmana nos países da região.

E Riad fornece apoio indireto aos combatentes da facção antijihadista que luta pelo poder na Líbia, por intermédio do Egito e dos Emirados Árabes Unidos.

Na Tunísia, como observou Alani, os sauditas contribuíram financeiramente para a estabilização do governo e declararam publicamente seu "apoio moral" aos líderes que derrotaram o partido islâmico nas eleições.

A Arábia Saudita virou líder porque "foi capaz de suportar a tempestade", disse o analista. "Então, agora eles sentem que ‘sim, sobrevivemos, ótimo, mas precisamos estabilizar o entorno se quisermos sobreviver’."

Toby Jones, historiador da Universidade Rutgers, disse que é cedo demais para avaliações.

"Eles estão apoiando os mesmos personagens que os deixaram numa posição vulnerável", disse, referindo-se à Primavera Árabe, que sacudiu a região, em 2011. "Isso só faz o relógio voltar."

21/01/2015

A “primavera árabe” deu frutos: o petróleo baixou

Santayana produz uma Aula Magna sobre a Primavera Árabe

primavera arabe1Ao se apoderar do poder nos maiores produtores de petróleo, o Ocidente conseguiu baixar o principal insumo da economia, os combustíveis. O assassinato de alguns dos ex-parceiros dos EUA, como Muammar Kadafi, Saddam Hussein, Bin Laden, e derrubadas de governos em outros lugares como  Ucrânia explicaram a forma como o Ocidente exporta cultura e tolerância aos muçulmanos.

Santayana e os espinhos sangrentos da “primavera árabe”

20 de janeiro de 2015 | 13:25 Autor: Fernando Brito

É longo como uma aula.

E é cheio de conteúdo como seria uma aula magnífica.

Poucas vezes pôde-se ler, em português, uma análise mais lúcida do que está acontecendo no planeta, nesta  “guerra ao terror” que, afinal, transformou o terror em algo quase onipresente no cenário mundial.

Mas o terror e os protestos contra o terror, como quase tudo neste mundo desigual não é igual entre os homens.

E como quase tudo neste planeta, é criado e manipulado.

Tomo emprestada, portanto, a grande lição de Santayana e a transmito aos leitores, num período em que minha situação pessoal não me tem permitido escrever com regularidade.

O terror, o Ocidente e a semeadura do caos

Há alguns dias, terroristas franceses, ligados, aparentemente, à Al Qaeda, atacaram a redação do jornal satírico parisiense Charlie Hebdo, em represália pela publicação de caricaturas sobre o profeta Maomé.

Doze pessoas foram assassinadas, entre elas alguns dos mais famosos cartunistas e intelectuais do país, e dois cidadãos de origem árabe, um deles, estrangeiro, que trabalhava há pouco tempo na publicação, e um membro das forças de segurança que estava nas imediações.

Logo em seguida, houve, também, outro ataque, a um supermercado kosher na periferia de Paris, em que 4 judeus franceses e estrangeiros morreram.

Dias depois, milhões de pessoas, e personalidades de vários países do mundo, se reuniram nas ruas da capital francesa, para protestar contra o atentado, e se manifestar contra o terrorismo e pela liberdade de expressão.

Na mesma primeira quinzena de janeiro, explodiram carros-bomba, e homens-bomba, também ligados a grupos radicais islâmicos, no Líbano (Beirute), na Síria (Aleppo), na Líbia (Benghazi), e no Iraque (Al-Anbar), com dezenas de mortos, em sua maioria civis.

Mas, como sempre, não seria normal esperar que algum destes fatos tivesse a mesma repercussão do atentado em Paris, capital de um país europeu, ou que a alguém ocorresse produzir cartazes e neles escrever Je suis Ahmed, ou Je suis Ali, ou Je suis Malak, Malak Zahwe, a garota brasileira, paranaense, de 17 anos, que morreu na explosão de um carro-bomba, junto com mais 4 pessoas (20 ficaram feridas), no dia 2 de janeiro, em Beirute.

No entanto, os homens, mulheres e crianças, mortos, todos os dias, no Oriente Médio e no Norte da África, são tão frágeis e preciosos, em sua fugaz condição humana, quanto os que morreram na França, e vítimas dos mesmos criminosos, criados pela onda de radicalização e rápida expansão do fundamentalismo islâmico, nos últimos anos.

Raivosas, autoritárias, intempestivas, numerosas vozes se alçaram, em vários países, incluído o Brasil, para gritar – em raciocínio tão ignorante quanto irascível – que o terrorismo não tem que ser “compreendido” e, sim, “combatido”.

Os filósofos e estrategistas chineses ensinam, há séculos, que sem conhecê-los, não é possível vencer os eventuais adversários, nem mudar o mundo.

Além disso, não podemos, por aqui, por mais que muitos queiram emular os países “ocidentais”, em seu ardoroso “norte-americanismo” e “eurocentrismo”, esquecer que existem diferenças históricas, e de política externa, entre o Brasil, os EUA, e países da OTAN como a França.

Podemos dizer que Somos Charlie, porque defendemos a liberdade e a democracia, e não aceitamos que alguém morra por fazer uma caricatura, do mesmo jeito que não podemos aceitar que uma criança pereça bombardeada pela OTAN no Afeganistão ou na Líbia, ou porque estava de passagem, no momento em que explodiu um carro-bomba, por um posto de controle em Aleppo, na Síria.

Mas é preciso lembrar que, ao contrário da França, nunca colonizamos países árabes e africanos, não temos o costume de fazer charges sobre deuses alheios em nossos jornais, não jogamos bombas sobre países como a Líbia, não temos bases militares fora do nosso território, não colaboramos com os EUA em sua política de expansão e manutenção de uma certa “ordem” ocidental e imperial, e, talvez, por isso mesmo – graças a sábia e responsável política de Estado, que inclui o princípio constitucional de não intervenção em assuntos de outros países – não sejamos atacados por terroristas em nosso território.

As raízes dos atentados de Paris, e do mergulho do Oriente Médio na maior, e, com certeza, mais profunda tragédia de sua história, não está no Al Corão ou nas charges contra o Profeta Maomé, embora estas últimas possam ter servido de pretexto para ataques como o que ocorreu em Paris.

Elas começaram a se tornar mais fortes, nos últimos anos, quando o “ocidente”, mais especificamente alguns países da Europa e os EUA, tomaram a iniciativa de apoiar e insuflar, usando também as redes sociais, o “conto do vigário” da Primavera Árabe em diversos países, com a intenção de derrubar regimes nacionalistas que, com todos os seus defeitos, tinham conquistado certo grau de paz, desenvolvimento e estabilidade para seus países nas últimas décadas.

Inicialmente promovida, em 2011, como “libertária”, “revolucionária”, a Primavera Árabe iria, no curto espaço de três anos, desestabilizar totalmente a região, provocar massacres, guerras civis, golpes de Estado, e alcançar, por meio da intervenção militar direta e indireta da OTAN e dos EUA em vários países, a meta de tirar do poder, a qualquer custo, regimes que lutavam para manter um mínimo de independência e soberania em suas relações com os países mais ricos.

Quando os EUA, com suas “primaveras” – que não dão flores, mas são fecundas em crimes e cadáveres – não conseguem colocar no poder um governo alinhado com seus interesses, como na Ucrânia e no Egito, jogam irmão contra irmão e equipam com armas, explosivos, munições, terroristas, bandidos e assassinos para derrubar quem estiver no comando do país.

O objetivo é destruir a unidade nacional, a identidade local, o Estado e as instituições, para que essas nações não possam, pelo menos durante longo período, voltar a organizar-se, a ponto de tentar desafiar, mesmo que em pequena escala, os interesses norte-americanos.

Foi assim que ocorreu com a intervenção dos EUA e de aliados europeus como a Itália e a França – contra a recomendação de Brasil, Rússia, Índia e China, no Conselho de Segurança da ONU – no Iraque, na Líbia e na Síria.

Durante décadas, esses países – com quem o Brasil tinha, desde os anos 1970, boas relações – viveram sob relativa estabilidade, com a economia funcionando, crianças indo para a escola, e diferentes etnias, religiões e culturas, dividindo, com eventuais disputas, o mesmo território.

Estradas, rodovias, sistemas de irrigação, foram construídos – também com a ajuda de técnicos, operários e engenheiros brasileiros – com os recursos do petróleo, e países como o Iraque chegavam a importar automóveis, como no caso de milhares de Volkswagens Passat fabricados no Brasil, para vender aos seus cidadãos de forma subsidiada.

Na Líbia de Muammar Kadafi, segundo o próprio World Factbook da CIA, 95% da população era alfabetizada, a expectativa de vida chegava, para os homens, segundo dados da ONU, a 73 anos, e a renda per capita e o IDH estavam entre os maiores do Terceiro Mundo, mas esses dados nunca foram divulgados normalmente pela imprensa “ocidental”.

Pode-se perguntar a milhares de brasileiros que estiveram no Iraque, que hoje têm entre 50 e 70 anos de idade, se, naquela época, sunitas e xiitas se matavam aos tiros pelas ruas, bombas explodiam em Basra e Bagdá todos os dias, como explodem hoje, a qualquer momento, também em Trípoli ou Damasco, ou milhares de órfãos tentavam atravessar montanhas e rios sozinhos, pisando nos restos de outras crianças, mortas em conflitos incentivados por “potências” estrangeiras, ou tentavam sobreviver caçando, a pedradas, ratos por entre escombros das casas e hospitais em que nasceram.

São, curdos, xiitas, sunitas, drusos, armênios, cristãos maronitas, inimigos?

Antes, trabalhavam nos mesmos escritórios, viviam nas mesmas ruas, seus filhos frequentavam as mesmas salas de aula, mesmo que eles não tivessem escolhido, no início, viver como vizinhos.

Assim como no caso de hutus e tutsis em Ruanda, e em inúmeras ex-colônias asiáticas e africanas, as fronteiras dos países do Oriente Médio foram desenhadas, na ponta do lápis, ao sabor da vontade do Ocidente, quando da partilha do continente africano por europeus, obedecendo não apenas ao resultado de Conferências como a de Berlim, em 1884, mas também à máxima de que sempre se deve “dividir para comandar”, mantendo, de preferência, etnias de religiões e idiomas diferentes dentro de um mesmo território ocupado pelo colonizador.

Eram Saddam Hussein e Muammar Kadafi, ditadores? É Bashar Al Assad, um déspota sanguinário?

Quando eles estavam no poder, não havia atentados terroristas em seus países.

E qual é a diferença deles e de seus regimes, para os líderes e regimes fundamentalistas islâmicos comandados por xeques e emires, na mesma região, em que as mulheres – ao contrário dos governos seculares de Saddam, Kadafi e Assad – são obrigadas a usar a burka, não podem sair de casa sem a companhia do irmão ou do marido, se arriscam a ser apedrejadas até a morte ou chicoteadas em caso de adultério, e não há eleições, a não ser o fato de que esses regimes são dóceis aliados do “ocidente” e dos EUA?

Se os líderes ocidentais viam Kadafi como inimigo, bandido, estuprador e assassino, por que ele recebeu a visita do primeiro-ministro britânico Tony Blair, em 2004; do Presidente francês Nicolas Sarkozy – a quem, ao que tudo indica, emprestou 50 milhões de euros para sua campanha de reeleição – em 2007; da Secretária de Estado dos EUA, Condoleeza Rice, em 2008; e do primeiro-ministro italiano Silvio Berlusconi em 2009?

Por que, apenas dois anos depois, em março de 2011 – depois de Kadafi anunciar sua intenção de nacionalizar as companhias estrangeiras de petróleo que operavam, ou estavam se preparando para entrar na Líbia (Shell, ConocoPhillips, ExxonMobil, Marathon Oil Corporation, Hess Company) esses mesmos países e os EUA, atacaram, com a desculpa de criar uma Zona de Exclusão Aérea sobre o país, com 110 mísseis de cruzeiro, apenas nas primeiras horas, Trípoli, a capital líbia, e instalações do governo, e armaram milhares de bandidos – praticamente qualquer um que declarasse ser adversário de Kadafi – para que o derrubassem, o capturassem e finalmente o espancassem, a murros e pontapés, até a morte?

Ora, são esses mesmos bandidos, que, depois de transformar, com armas e veículos fornecidos por estrangeiros, a Líbia em terra de ninguém, invadiram o Iraque e, agora, a Síria, e se uniram para formar o Estado Islâmico, que pretende erigir uma grande nação terrorista juntando o território desses três países, não por acaso os que foram mais devastados e destruídos pela política de intervenção do “ocidente” na região, nos últimos anos.

Foram os EUA e a Europa que geraram e engordaram a cobra que ameaça agora devorar a metade do Oriente Médio, e seus filhotes, que também armam rápidos botes no velho continente. Serpentes que, por incompetência e imprevisibilidade, depois da intervenção na Líbia, a OTAN e os EUA não conseguiram manter sob controle.

Os Estados Unidos podem, pelo arbítrio da força a eles concedida por suas armas e as de aliados – quando não são impedidos pelos BRICS ou pela comunidade internacional – se empenhar em destruir e inviabilizar pequenas nações – que ainda há menos de cem anos lutavam desesperadamente por sua independência – para tentar estabelecer seu controle sobre elas, seu povo e seus recursos, objetivo que, mesmo assim, nunca conseguiram alcançar militarmente.

Mas não podem cometer esses crimes e esses equívocos, diplomáticos e de inteligência, e dizer, cinicamente, que o fizeram em nome da defesa da Liberdade e da Democracia.

Assim como não deveriam armar bandidos sanguinários e assassinos para combater governos que querem derrubar, e depois dizer que são contra o terrorismo que eles mesmos ajudaram a fomentar, quando esses mesmos terroristas, além de explodir bombas e matar pessoas em Bagdá, Damasco ou Trípoli, todos os dias, passam a fazer o mesmo nas ruas das cidades da Europa ou dos próprios Estados Unidos.

O “terrorismo” islâmico não nasceu agora.

Mas antes da balela mortífera da Primavera Árabe, e da Guerra do Iraque, que levou à destruição do país, com a mentirosa desculpa da posse, por Saddam Hussein, de armas de destruição em massa que nunca foram encontradas – tão falsa quanto o pretexto do envolvimento de Bagdá no ataque às Torres Gêmeas, executado por cidadãos sauditas, e não líbios, sírios ou iraquianos – não havia bandos armados à solta, sequestrando, matando e explodindo bombas nesses 3 países.

Hoje, como resultado da desastrada e criminosa intervenção ocidental, o terror do Estado Islâmico, o ISIS, controla boa parte dos territórios e da sofrida população síria, iraquiana e líbia, e, a partir deles, está unindo suas conquistas em torno da construção de uma nação maior, mais poderosa, e extremamente mais radical do ponto de vista da violência e do fundamentalismo, do que qualquer um desses países jamais o foi no passado.

O ataque terrorista à redação e instalações do semanário francês Charlie Hebdo, e do Mercado Kosher, em Vincennes, Paris, foram crimes brutais e estúpidos.

Mas não menos brutais, e estúpidos, do que os atentados cometidos, todos os dias, contra civis inocentes, entre muitos outros lugares, como a Síria, o Iraque, a Líbia, o Afeganistão.

Quem quiser encontrar as sementes do caos que também atingiram, em forma de balas, os corpos dos mortos do Charlie Hebdo poderá procurá-las no racismo de um continente que acostumou-se a pensar que é o centro do mundo, e que discrimina, persegue e despreza, historicamente, o estrangeiro, seja ele árabe, africano ou latino-americano; e no fundamentalismo branco, cristão e rançoso da direita e da extrema direita norte-americanas, cujos membros acreditam piamente que o Deus vingador da Bíblia deu à “América” do Norte o “Destino Manifesto” de dirigir o mundo.

Em nome dessa ilusão, contaminada pela vaidade e a loucura, países que se opuserem a isso, e milhões de seres humanos, devem ser destruídos, mesmo que não haja nada para colocar em seu lugar, a não ser mais caos e mais violência, em uma espiral de destruição e de morte, que ameaça a sobrevivência da própria espécie e explode em ódio, estupidez e sangue, como agora, em Paris, neste começo de ano.

Santayana e os espinhos sangrentos da “primavera árabe” | TIJOLAÇO | “A política, sem polêmica, é a arma das elites.”

16/12/2014

Perseguição é cerco obsessivo à Petrobrás

Petroleo guerraTão logo foi anunciada a descoberta do Pré-Sal os bombardeios contra a empresa foram abertos pelos órgão finanCIAdos pelas sete irmãs.

Nada de novo, pois o que não se diz é que a entrega até já tinha sido selada quando da tentativa de transformação de Petrobrás em Petrobrax.

As informações acabam se encaixando como num jogo de lego. Durante a campanha eleitoral o principal porta-voz do Aécio Neves, como se fosse o verdadeiro articulador, foi FHC. Agora vaza a informação que Aécio já o tinha nomeado para Chanceler do seu ex-futuro governo. Há outras coincidências todas apontando para o norte. Na campanha de 2010, enquanto José Serra se fazia de bolinha de papel FHC fazia pré-venda da Petrobrás em convescote em Foz do Iguaçu. Aliás, o WikiLeaks já havia filtrado um “cable” em que a CIA recrutava intensamente segmentos da mídia que trabalhavam pelo esfacelamento da Petrobrás e a consequente entrega às petrolíferas norte-americanas. Como Serra perdeu, a Petrobrás ganhou uma sobrevida na primeira gestão da Dilma.  De repente a Polícia Federal e o Ministério Público Federal obtém com certa facilidade acesso à informações que muito bem poderiam ter sido previamente plantadas pela CIA. Conseguem pegar todas as empreiteiras atuando de forma cartelizada, como o fazem em tudo, desde a ditadura. A mesma forma cartelizada com que atua o Instituto Millenium em relação aos seus a$$oCIAdos, ou alguém obtém das cinco irmãs (Veja, Globo, Folha, Estadão, RBS) informação sobre as falcatruas da outra? Quem das cinco irmãs divulgou a milionária sonegação da Globo?!

A batalha pela entrega da Petrobrás pode dar sobrevida aos grupos mafiomidiáticos. O cartel das empreiteiras é irmão siamês do cartel da velha mídia. A atuação foi e continua sendo conjunta, tanto que todas as denúncias são contra o Governo Federal, sem qualquer condenação aos grupos empresariais. Aliás, método exatamente oposto ao que acontece com a cartelização nos metrôs de São Paulo. Enquanto na Petrobrás a culpa é do Governo Federal, tremsalão o partido envolvido nunca aparece, nem seus principais dirigentes. E isto que as justiças onde se situam as matrizes da Alstom e Siemens já as condenaram. Inclusive, Robson Marinho continua comandando o Tribunal de Contas de São Paulo. Imagine o que aconteceria se acontecesse com um petista saído da Petrobrás comandando o TCU….

NSA, do Edward Snowden, estava dentro da Petrobrás, provavelmente armazenando as informações que seriam utilizadas a qualquer momento. A versão, qualquer que seja, desde que atenda aos interesses de esfacelar e entregar a Petrobrás pode facilmente ser montada pela CIA. Vide o que fizeram com as armas de destruição em massa do Iraque. Ou teria sido por outro motivo que o atual bombardeiro contra a Petrobrás tenha começado em Pasadena, nos EUA?!

A maneira indisfarçada com que o pessoal do Instituto Millenium festejam a queda do preço das ações da Petrobrás é sintomático. Até porque ninguém as viu festejarem quando as ações estavam alcançando valores estratosféricos que comprovaria a atual queda…

 

Petrobras cai 9% e fica abaixo de R$ 10 pela 1ª vez desde 2004

Papel da estatal teve maior queda desde outubro e chegou a ter negociação suspensa

Falta de balanço do 3º trimestre é um dos motivos para queda; dólar tem maior valor desde março de 2005

ANDERSON FIGODE SÃO PAULO

A decisão da Petrobras de adiar mais uma vez a divulgação do balanço do terceiro trimestre, na sexta (12), derrubou com força os papéis da estatal, que baixaram do patamar dos R$ 10 pela primeira vez em mais de dez anos.

As ações preferenciais da companhia, as mais negociadas, caíram 9,2% nesta segunda-feira (15), a maior queda desde 27 de outubro, primeiro pregão após a eleição que deu a vitória para a presidente Dilma Rousseff. Os papéis terminaram o dia cotados a R$ 9,18, menor valor desde 14 de junho de 2004.

Como chegaram a cair mais de 10%, os papéis da Petrobras foram negociados em leilão durante um período. Esse mecanismo é automático –entra em vigor quando uma ação tem queda expressiva– e visa impedir uma desvalorização mais forte do papel.

As ações ordinárias (com direito a voto) caíram ainda mais: 9,94%, para R$ 8,52 –menor valor desde 5 de novembro de 2003.

Além da ausência de balanço e das denúncias de corrupção, pesaram para a desvalorização a queda no preço do petróleo na cena externa e o corte em recomendações de grandes bancos, como o Credit Suisse.

"Atualmente a maior preocupação da Petrobras é a publicação do balanço, pois sem resultado não há rolagem da dívida nem possível captação via ações", diz o analista Ricardo Kim, da XP Investimentos, em relatório.

Para Eduardo Velho, economista-chefe da gestora de recursos Invx Global, a aversão ao risco global deve continuar. "O movimento é mais estrutural (perene) do que conjuntural. Não se deve esperar recuperação dos preços das commodities. Com o dólar mais forte, elas devem continuar um patamar mais baixo nos próximos anos."

A derrocada das ações da Petrobras pesou no Ibovespa, principal índice da Bolsa, que fechou em queda de 2,05%, para 47.018 pontos, menor nível desde 19 de março.

Mas não foi só a Bolsa brasileira que teve um dia negativo. Os principais índices mundiais fecharam no vermelho, movidos pela preocupação com o petróleo, que ontem recuou mais 2%, para US$ 60. No ano, a cotação do barril caiu cerca de 45%.

Os mercado europeus estão entre os que mais sofreram: Frankfurt caiu 2,7%, Paris, 2,5%, e Londres, 1,9%.

No México, grande produtor de óleo, a queda foi de 3,3%, e, na Bolsa da Argentina, o recuo foi de 8,3%, influenciada pelo desempenho da Petrobras no país.

DÓLAR

No câmbio, o dólar à vista, referência no mercado financeiro, subiu 0,97%, para R$ 2,688 na venda –maior cotação desde 29 de março de 2005. O dólar comercial subiu 1,28%, para R$ 2,685, valor mais elevado desde 29 de março de 2005.

 

Ataque a Petrobras na Bolsa tem nome: entreguem o pré-sal

15 de dezembro de 2014 | 17:36 Autor: Fernando Brito

presal

O ataque especulativo que as ações da Petrobras estão sofrendo tem um significado muito claro.

Não corresponde, em hipótese alguma aos “perigos” que os desvios de recursos produzidos por Paulo Roberto Costa e Cia possam ter produzido.

Mesmo que tenham atingido o bilhão de reais que a mídia acena, isso não corresponde, sequer, a um mês de lucro da companhia.

Há razões objetivas óbvias para a queda que passam muito longe deste motivo: a queda de 40% no preço do petróleo no mercado internacional.

Que só é mencionada, nas análises de nosso jornalismo econômico muito en passant.

As perdas das petroleiras no mercado acionário são generalizadas. Chevron, Shell e BP caíram, desde outubro, algo em torno de 20%

Claro que as da Petrobras, com ataque desfechado contra a empresa, no último mês, ultrapassaram com folga as demais.

Qual é a chance que o mercado vê?

A primeira, é óbvio, é impor uma derrota a Dilma forçando-a a entregar a cabeça de Graça Foster, em nome de deter o vórtice onde o mercado está lançando a petroleira brasileira.

Mas isso é o tático. O estratégico é…

Deixo que O Globo responda, no editorial que publicou ontem.

“A política brasileira para o petróleo, extremamente concentrada na Petrobras, terá de passar por uma revisão. Há sinais que isso começará a ocorrer em 2015. A Agência Nacional do Petróleo (ANP) vai propor ao Conselho Nacional de Política Energética uma rodada de licitações no ano que vem com uma oferta que englobe de 200 a 300 novas áreas destinadas à exploração. Após tantos anos sem rodadas ou com ofertas minguadas a potenciais investidores, 2015 pode marcar uma reviravolta na política do petróleo.”

Leiloar áreas petrolíferas, numa hora de depreciação do mercado é uma loucura que não pode ir em frente. Porque as petroleiras, que não estão dando conta de tudo o que investiram em exploração de novos campos na hora do petróleo em alta darão o que para assumirem novos compromissos? Nada, é claro, ainda mais tendo que se submeter a políticas de conteúdo nacional e prazos. Mas, aí, para atraí-las, revogam-se as primeiras e dilatam-se os segundos, não é?

Mas tem mais, querem ver?

“O próprio pré-sal também precisa de uma revisão nas regras de exploração de futuros blocos. O governo Lula instituiu o modelo de partilha de produção no pré-sal, tornando a Petrobras operadora única desses blocos, e com uma participação de no mínimo 30% no consórcio investidor. Na prática, ressuscitou o monopólio para essas áreas. Ambas as condições são inexequíveis para a realidade financeira e gerencial da Petrobras.(…)Ainda que mantenha o modelo de partilha para o pré-sal, o governo terá então de rever a obrigação de a Petrobras ser a operadora única dos futuros blocos e ter um limite mínimo de participação nos consórcios.”

Perto do que pretendem fazer com o petróleo brasileiro, Paulo Roberto Costa era ladrão de galinhas…

Ataque a Petrobras na Bolsa tem nome: entreguem o pré-sal | TIJOLAÇO | “A política, sem polêmica, é a arma das elites.”

15/12/2014

Petrobrás vira botim de guerra

Pre-sal (2)Os mercenários, dos gregos às cruzadas, passando pelos romanos e mongóis, todos lutavam pelo botim de guerra. Depois da Segunda Guerra, todas as guerras, revoluções, golpes, massacres tem como principal motivo a luta pela posse da maior fonte de energia, o PETRÓLEO.

Só para ficar no presente, veja-se o que aconteceu na Guerra Irã-Iraque, quando os EUA ficaram do lado de Saddam Hussein. A Líbia de Kadafi, o Egito de Mubarak, o Iraque, Síria, Ucrânia, Venezuela. Tudo tem a ver com o fornecimento de energia, notadamente o petróleo e seus derivados.

A Petrobrás encontra resistência desde sua criação. Fez-se necessário criar a campanha “O Petróleo é Nosso”. E sempre encontrou resistência dos EUA e, internamente, pelos filos americanos. Tanto que o melhor amigo do Bush, FHC, tentou transforma-la em Petrobrax. Durante o segundo turno de Lula e José Serra, FHC encontrou-se, em Foz do Iguaçu, com representante da Chevrou e prometeu, caso Serra vencesse, a Petrobrás.

A descoberta do Pré-sal foi vista com algo ruim por todos os que querem se desfazer das riquezas nacionais. O Brasil, com os amigos de sempre finanCIAdos pelo orçamento mais secreto do mundo, os velhos Grupos MafioMidiáticos são os primeiros a atacarem a Petrobrás para desvaloriza-la e assim ser entregue de mão-beijada.

Os gaúchos temos um exemplo relativamente recente. Dia e noite o governo do Estado sucateava a CRT e a RBS atacava a empresa, não o sucateamento. Antonio Britto, o sempre amigo da RBS, fez a entrega um leilão simbólico e a entregou à RBS. Se pagássemos à CRT os preços que pagamos hoje à Telefônica, Oi, Tim, Claro, teríamos serviços muito melhores.

Na Itália, com a criação da ENI, as mesmas petrolíferas (Le sette sorelle) que hoje sobrevoam a Petrobrás, fizeram com que o avião em que viajava Enrico Mattei explodisse no ar. 

Globo amplia pressão para abrir o pré-sal a gringos

Um dia depois de defender, em editorial, que empresas internacionais, como Shell, BP, Exxon e Chevron, assumissem a liderança da exploração das reservas brasileiras de petróleo no pré-sal, o jornal O Globo agora produz reportagem sobre a mudança iminente nas regras, em razão dos problemas vividos pela Petrobras; "essa reflexão vai acontecer", disse, em off, uma suposta fonte governamental ao governo; não se sabe ainda nem quem será o novo ministro de Minas e Energia, mas o Globo já vende a tese de que o segundo governo Dilma adotará o programa de Aécio Neves no petróleo

Brasil 24/7

A incrível resistência da Petrobrás

14 de dezembro de 2014 | 16:04 Autor: Miguel do Rosário

Na última sexta-feira, a Petrobrás divulgou um balanço provisório.

O definitivo foi adiado para janeiro, para aguardar os desdobramentos da Operação Lava Jato.

Mas os dados mais importantes já foram postos na mesa.

Apesar de todos os ataques, externos e internos, da cobiça dos corruptos e corruptores, do oportunismo dos especuladores, da gana privatista da mídia, a Petrobrás resiste.

O faturamento continua crescendo. A produção de petróleo continua crescendo. O refino continua crescendo. A construção de sondas, plataformas e navios continua avançando.

Quando o assunto é produção, refino e distribuição de petróleo e derivados, e exploração em águas ultra-profundas, a Petrobrás continua nota 10.

E agora passa por um doloroso mas importante processo de expurgo interno, que deverá resultar numa empresa mais transparente, mais sólida e mais forte, com padrões corporativos que servirão de modelo para o setor mundial de petróleo.

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O faturamento da Petrobrás totalizou R$ 252 bilhões no acumulado de janeiro a setembro deste ano, alta de 13% sobre o período anterior.

O caixa da empresa cresceu 59%, para R$ 62,4 bilhões, mostrando a prudência da estatal, já preparando-se para eventuais tempos difíceis no futuro.

A produção de petróleo e gás também aumentou, atingindo níveis recordes, de 2,62 milhões barris por dia em Jan/Set 2014, alta de 3% sobre igual período do ano anterior.

A Petrobrás, que nasceu como fruto da luta de trabalhadores, estudantes e intelectuais progressistas, contra aqueles que não queriam a independência energética do país, aos poucos vai superando todos os obstáculos, e se afirmando como um dos principais esteios da nossa soberania.

O aumento da produção de petróleo e do refino já se reflete em queda nas importações e melhora na balança comercial.

A crise na estatal, vítima hoje de um violento ataque especulativo, terá um fim.

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