Ficha Corrida

18/10/2013

Folha homenageia o pai da semiótica

fsp_alstom Vamos fazer uma análise semiótica deste recorte da Folha de São Paulo.

É intrigante, mas o descaramento é tão grande que só uma tentativa transcendental poderá nos auxiliar a ver luz no fim dos túneis tucanos. O buraco do ozônio causa menos problemas à nossa saúde mental que os furos da Folha. Pode-se dizer da Folha o que já publiquei a respeito da RBS, citando o que filósofo Sócrates teria dito ao da escola cínica: "Ó Antístenes (444-365 a.C.), vejo teu orgulho através dos buracos de teu manto!" Folha, o teu silêncio faz um barulho ensurdecedor. Mas só podem ouvir quem tem cérebro. Infelizmente, amebas e outros invertebrados estão excluídos fora desta.

Afinal, o que é relevante  neste banquete de signos? Seria o que está em letras maiores? O que tem imagem ilustrativa? Ser um site disponível em três idiomas? A identificação com um “Poder” três estrelas, sendo uma de cada cor? Um parágrafo perdido no meio do jornal sobre um andrógino? A capa em dégradée? Ou a carta de São Paulo aos Coríntios, versículo 171? CPI em São Paulo clube, capital ou Estado? Uma CPI alienígena, sem autores, sem objeto, sem culpa? E sem medo de ser sífilis?

Na parte cor laranja com metade de baixo de um olho, lê-se: “Receba hoje duas Guias”. Claro, só não vê quem não quer, pois em terra de cego quem usa guia é labrador.

Para mim a informação mais clara, e por isso a mais importante, é saber que em São Paulo chove e no Rio faz sol. Onde o tempo está nublado, as informações não dão pé e os guarda-chuvas batem cabeça. O tempo fechou em São Paulo e Rogério Ceni vai ter sua biografia rebaixada a um parágrafo… REBAIXADO!

A Folha é como o biquíni, promete muito mas esconde o essencial. Deve ser influência da cultura japonesa. Por isso fica a dúvida: é Haikai ou Bonsai?!

Se algum apressadinho das Belas Artes está pensando que o melhor auxílio para interpretar estes signos seja Fernand Saussure, está enganado. Para entender a Folha, o pai da semiótica é Camões. Olha para esta imagem e confira para ver se não é verdade…

Como diz o ditado, em terra de cego quem tem olho é a ALSTOM…

Umberto Eco, em Para una guerrilla semiológica:

No hace mucho tiempo que para adueñarse del poder político en un país era suficiente controlar el
ejército y la policía. Hoy, sólo en los países subdesarrollados los generales fascistas recurren
todavía a los carros blindados para dar un golpe de estado. Basta que un país haya alcanzado un alto
nivel de industrialización para que cambie por completo el panorama: el día siguiente a la caída de
Kruschev fueron sustituidos los directores de Izvestia, de Pravda y de las cadenas de radio y
televisión; ningún movimiento en el ejército. Hoy, un país pertenece a quien controla los medios de
comunicación
.

Moral da história: Folha de São Paulo, um jornal que alcovita falcatruas…

05/02/2011

Punto e basta!

Filed under: Cosa Nostra — Gilmar Crestani @ 11:22 pm
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Mubarak e Berlusconi, “da non dimenticare!” Duas personagens de seu tempo, dois ovos de serpente chocados pelos EUA e elogiados pelos hipócritas ocidentais. Dois boçais que não correspondem à história de ambos países.

«Siamo qui per salvare l’onore dell’Italia», declarou o escritor Umberto Eco, a respeito da manifestação em Milão, pedindo a saída de Sílvio Berlusconi. Outro que esteve presente, sensação como escritor (Gomorra) e apresentador, foi Roberto Saviano.

CORRIERE DELLA SERA

Milano, Eco con Saviano, Zagrelbesky e molti altri alla grande adunata antiberlusconiana: oltre 9mila presenti

AL PALASHARP

Milano, Eco con Saviano, Zagrelbesky e molti altri alla grande adunata antiberlusconiana: oltre 9mila presenti

Saviano, Eco e Zagrelbesky al PalaSharp (Nicola Vaglia)

Saviano, Eco e Zagrelbesky al PalaSharp (Nicola Vaglia)

MILANO – Un «dimettiti» scritto a lettere cubitali, e ripetuto all’infinito, campeggia sul palco di un PalaSharp. Il palazzetto è affollato e pieno in ogni ordine di posto, dal parquet all’ultima e più remota gradinata. Sembra di essere ad un concerto degli U2. Ma sul palco sfilano «soltanto» intellettuali, scrittori, giornalisti, artisti, e alcune delle menti più lucide del Paese: Umberto Eco, Gustavo Zagrelbesky, Paul Ginsborg, Roberto Saviano. Tutti accomunati dal medesimo messaggio inviato al premier: «Silvio, Dimettiti».

«QUALCUNO RACCOLGA IL NOSTRO MALESSERE» – La grande adunata anti-berlusconiana ha richiamato così tante persone che molti non sono neppure riusciti ad entrare. In diverse centinaia sono rimasti all’esterno, incollati ai maxischermi. Nella platea, affollata di giovani, molte bandiere italiane e nessun simbolo di partito: «Ci rivolgiamo a maggioranza e opposizione – ha esordito aprendo il pomeriggio di dibattito Gustavo Zagrebelsky, presidente dell’associazione Libertà e Giustizia – affinché raccolgano il malessere che sale sempre più forte da un paese in cui il disgusto cresce nei confronti di chi e di come governa». Ma non è una prouderie: «Se si trattasse soltanto della forza compulsiva e irresistibile del richiamo sessuale nell’etá del tramonto della vita non avremmo nulla da dire. Qui invece c’è una questione politica perché le notti di Arcore sono il simbolo di una realtà che ci riguarda tutti e che ci preoccupa. La richiesta di dimissioni del presidente del Consiglio non è un accanimento contro una persona. Sappiamo bene che il potere che egli rappresenta ha nella nostra società radici lontane e profonde ma sappiamo anche che, per ora, quel sistema di potere -ha concluso- è incarnato in modo eminente proprio da lui».

Migliaia di persone hanno seguito il meeting all'esterno del PalaSharp

Migliaia di persone hanno seguito il meeting all’esterno del PalaSharp

L’ANALISI DI SAVIANO – Acclamato per tutto il suo lungo intervento (quasi 30 minuti), Saviano ha rispolverato alcuni suoi temi forti, la macchina del fango, la fabbrica dei voti e l’Italia spaccata: «Oggi chiunque si espone pubblicamente, criticando il governo, sa che pagherà un prezzo in termini di fango, di diffamazione, di delegittimazione». Ha detto, senza mai citare apertamente il presidente del consiglio: «Appena ti esponi chiunque tu sia, comincia la maldicenza. L’obiettivo della macchina del fango non è solo delegittimare, ma dirci e ripeterci tutti i giorni: sono tutti uguali, nel paese dove tutti siamo immondi, vince chi è più furbo». Saviano poi ha invitato la platea del Palasharp «a parlare con l’altra parte, a quelli che non la pensano come noi. È giunto il tempo di non compiacersi di essere minoranza, di abbandonare la logica della divisione. È il tempo di trovare affinità piuttosto che divergenze».

ECO E LA DIGNITA’ DEGLI ITALIANI

– «Credevamo che il nostro presidente avesse in comune con Mubarak solo una nipote, invece ha anche il vizietto di non voler dare le dimissioni». Con questa battuta Umberto Eco ha aperto il suo intervento al Palasharp. Una rappresentanza di dignità, questo è il ruolo che il popolo del PalaSharp dovrebbe interpretare secondo il semiologo: «Sotto il fascismo tutti i professori universitari furono obbligati a prestare giuramento tranne 11. Questi pochi non lo fecero, persero il posto ma salvarono l’onore dell’università». E per Eco chiedere le dimissioni oggi di Berlusconi significa salvaguardare il proprio onore: «Pochi mesi fa all’estero mi rivolgevano sorrisi di solidarietà, ora invece – ha raccontato – ci guardano male e chiedono "ma perché voi non dite nulla?" Perché fa più rumore un reggiseno che cade di un articolo di fondo». Dopo gli interventi dei protagonisti, una lunga scia di voci, artisti, giornalisti, scrittori, da Concita De Gregorio a Maurizio Pollini, da Moni Ovadia a Sandra Bonsanti, che è stata l’animatrice e la presentatrice della serata, fino alla leader della Cgil Susanna Camusso che ha parlato della disparità sociale che impera in Italia.

BERLUSCONI NON DA’ PESO ALL’EVENTO – «Non bisogna prenderli sul serio». È la replica secca del premier Silvio Berlusconi all’incontro di Libertà e Giustizia. Intervenuto telefonicamente all’assemblea lombarda dell’Adc di Pionati, il premier ha assicurato che «ormai gli italiani li hanno capiti. Noi adesso siamo nella possibilità di cambiare la situazione, le cose nella giustizia italiana. E gli italiani lo sanno».

Redazione online
05 febbraio 2011© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

El País

Destacados intelectuales exigen a Berlusconi: "¡Dimite ya!"

Miles de personas asisten en Milán a un acto de protesta contra el primer ministro.- Eco, Pollini y Saviano canalizan la indignación ciudadana.- Eco: "Estamos aquí para defender el honor de Italia, no somos un país de proxenetas".

MIGUEL MORA | Roma 05/02/2011

El primer ejemplo articulado de la creciente indignación ciudadana contra Silvio Berlusconi se celebra hoy en el Palasharp de Milán. Convocados por la asociación Libertad y Justicia, intelectuales como Umberto Eco, Roberto Saviano, el pianista Maurizio Pollini, la periodista Concita De Gregorio o Paul Ginsborg, historiador inglés y ciudadano italiano, han exigido hoy la dimisión del primer ministro ante unas 9.000 personas que llenaban el polideportivo y otros varios millares que han seguido el acto desde el exterior por pantallas gigantes.

La intervención más irónica y punzante ha sido la de Umberto Eco. "He llegado aquí con gran escepticismo, pensando que por mucho que gritemos, Berlusconi no dimitirá jamás. Creíamos que tenía solo en común con Mubarak una sobrina, y ahora vemos que tiene también ese vicio de no dimitir. Ni aunque el ejército esté en contra", ha bromeado.

"¿Por qué no dimite nuestro jefe de Gobierno?", ha proseguido Eco entre las risas de los asistentes. "Primero porque si lo hace queda en manos de los jueces. Y segundo porque tiene diputados dispuestos a todo, que todavía no han cotizado suficiente para la pensión o no han recibido bisutería suficiente. Está bien apoyado. ¿Qué hacemos aquí, entonces? Hemos venido a defender el honor de Italia", ha continuado entre aplausos.

"Hemos venido para recordar al mundo que no somos un país de proxenetas, que no todos si tuviéramos dinero haríamos lo mismo, que no somos como esos padres que animan a sus hijas a ir a las fiestas para ver qué cae. Quizá somos una minoría, pero no importa. Durante el fascismo solo 11 profesores de universidad no juraron fidelidad al Duce. Pero ellos salvaron el honor de Italia".

El autor de El nombre de la rosa ha explicado también que está harto de recibir reprimendas cuando viaja al extranjero. "Hace meses recibía sonrisas de solidaridad, ahora me miran mal y me dicen ‘pero vosotros por qué no decís nada’. Me indigna. No saben que aquí luchamos. Hoy hay periodistas extranjeros aquí. Finalmente verán que hay italianos que dicen que no, que son diferentes de sus hermanos peores. Ahora solo se trata de aumentar el número de quienes está dispuestos a bajar cada día a la calle y decir no. Nosotros, no. Y no porque seamos de esos que se acuestan pronto. Yo me acuesto tarde porque leo a Kant".

Gustavo Zagregelsky, ex juez del Tribunal Constitucional, ha abierto el acto leyendo el manifiesto Las noches de Arcore y la noche italiana, que explica lo que busca la movilización. "Los italianos quieren legalidad, no connivencia; quieren seguridad, no protección; quieren ser ciudadanos, no clientes. No pueden más de esta situación. No quieren tener que irse fuera del país para no ser humillados".

La emoción ha llegado con la presencia en el escenario de Roberto Saviano. El palacio le ha recibido puesto en pie y gritando "Roberto, Roberto". El autor de Gomorra, de 30 años, ha recordado que "la democracia italiana es rehén de la compraventa de votos que se produce en el sur del país, donde un sufragio cuesta 50 euros, o 15 cuando se trata de primarias".

El escritor ha añadido que es preciso "hablar a la otra parte del país", la que todavía apoya al primer ministro, "para evitar la lógica de la división, y encontrar afinidades sin dirimir quién es más puro. Hace falta reencontrar la unidad del país. Ensuciarse las manos, implicarse, arriesgar. Resistir como hicieron Giovanni Falcone, Paolo Borsellino y otros que lucharon contra la parte del Estado criminal por defender los valores constitucionales".

Saviano ha recordado que la democracia italiana no se parece a los totalitarismos clásicos, pero ha añadido que "quien critica al Gobierno sabe que se enfrenta a la intimidación y la deslegitimación de la máquina del fango. Quien ha usado durante años la extorsión del cotilleo para controlar a sus rivales políticos no se siente amenazado por ninguna revelación. La idea es asentar la idea de que somos todos iguales, pero no es verdad; no todos somos iguales, no todos hacemos lo mismo. Cuando todos somos iguales gana el más ‘furbo’, el más pícaro".

El pianista Maurizio Pollini ha recordado que lleva muchos años "sufriendo porque Italia ha tenido un Gobierno indigno". Ahora se entrevé un cambio, un futuro distinto, pero incierto, ha advertido: "Aunque nuestro sueño se puede realizar, puede que haya un nuevo plebiscito todavía más peligroso para nuestra democracia. Hemos sufrido hace tiempo por la ceguera, apatía e indiferencia y estupidez que nos rodea. Nos han contado mentiras una tras otra. Es necesario que la gente reaccione. Pero hay cosas mucho más graves que las fiestas: el presidente ha creado en torno suyo una enorme red de corrupción".

Pollini ha tocado además un tema espinoso: "La mafia ha apoyado siempre a Forza Italia", ha recordado. "Amigos del presidente han sido condenados por complicidad con la mafia. Es posible que la mafia se haya enamorado del presidente y que sea un amor infeliz. Pero no me parece que este Gobierno pueda luchar contra la mafia tanto como necesitamos". Pollini también ha citado también las represalias contra los periodistas".

Susanna Camusso, líder del sindicato mayoritario, la CGIL, ha dado un paso más en la crítica al jefe del Gobierno. "Cuando decimos que Berlsuconi debe dimitir para un país más justo, no pensamos solo en la magistratura, sino también en la justicia social. Su intención constante es dividir: a los trabajadores, a los estudiantes, a los nacionales de los extranjeros, a los jóvenes de sus padres".

Italia necesita palabras antiguas, ha añadido la sindicalista, que lucía una bufanda blanca de luto por la democracia y la libertad: "Derechos, responsabilidad, deberes, respeto, personas, y no cuerpos separados de la mente. Necesitamos un lenguaje comprensible. Debemos hablar de Berlusconi, no de las chicas de 18 años. No se puede hablar de ‘velinismo’ para no hablar de la responsabilidad y del riesgo de chantaje al que está sometido el presidente. Tenemos un serio problema en ese país con la sexualidad. Muchos hombres lo tienen. Y no es un chiste. Las mujeres no somos ya personas sino objetos comerciales".

Paul Ginsburg, autor del libro Salviamo L’Italia (Salvemos a Italia), que hace dos años obtuvo la ciudadanía italiana, ha animado por teléfono a los italianos a rebelarse contra "el régimen", a recuperar la democracia y reencontrar una nueva relación entre público y privado: "Berlusconi nos ha invitado a todos a ser predadores de lo público. Ahora debemos recuperar lo público", ha dicho.

A través de un vídeo, el ex presidente de la República Oscar Luigi Scalfaro ha pedido a los ciudadanos que no se rindan, ha reclamado "libertad y dignidad" y ha recordado que la primera premisa de una "democracia es la independencia del poder judicial". "Berlusconi tiene el deber de defenderse ante la magistratura antes que nada para respetar los principios constitucionales".

La noche de la República

El texto de referencia de la manifestación, escrito por el jurista Gustavo Zagrebelsky, ha resumido la impresión de muchos italianos que aspiran a vivir en un país distinto. "No pedimos nada para nosotros sino todo para todos. Ese ‘todo para todos’ es el estado de derecho, la igualdad ante la ley, el respeto de las instituciones y de la dignidad de las personas, sobre todo de las más expuestas a los abusos de los poderosos: las mujeres; los trabajadores que arriesgan el empleo; los inmigrantes que definimos como clandestinos, la disciplina y el honor de los que ocupan cargos públicos, la autonomía de la política de la hipoteca del dinero y del interés privado en el uso de los poderes públicos; la independencia de los poderes de garantía y control; la equidad social; la liberación de la opresión del clientelismo".

"Somos la sociedad de la fuga física y psicológica", ha añadido el ilustre jurista. "Nos preguntamos por qué las noches de Arcore han explotado como una bomba en un país poco puritano, donde los abusos de los potentes se consideran casi legítimas atribuciones ligadas a su poder. La pregunta no ni es si nos gusta el estilo de vida de ese señor rico y poderoso. No es una pregunta moral, sino una pregunta política: "¿Nos gusta ser gobernados por esa persona?".

"Noooo", ha respondido el público a coro.

Según Zagrebelsky, "entre muros de las residencias principescas se escenifica, en miniatura, lo que sucede en el escenario de la política nacional. Las noches de Arcore son el símbolo fácilmente reconocible, en versión prostibularia, de una realidad más vasta que nos toca a todos. Y nos muestra en síntesis el carácter repugnante de un cierto modo de concebir las relaciones entre las personas".

"¿Acaso los ingredientes en la villa y los palacios no son los mismos?", ha preguntado el jurista: "Antes que nada, una enorme disponibilidad de medios -dinero y cargos- para cambiar la vida de los otros a través de favores; aquí, sobres de dinero negro, bisutería, promoción a impensables papeles políticos distribuidos como si fuesen de propiedad privada; allí, financiación, encargos, protección, carreras en las instituciones constitucionales, en las empresas controladas. De la otra parte, la disponibilidad a ofrecerse, sabiendo que la mano que regala puede en cualquier momento retirarse o golpearte si no cumples los pactos".

11/12/2010

WikiLeaks vaza Santayana & Eco

Filed under: PIG — Gilmar Crestani @ 9:37 am
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Mauro Santayana nos lembra: “Roma não era tão forte assim”

O mundo, depois de Julian Assange

Mauro Santayana, no Jornal do Brasil digital

Wikmordaça!Todos os que sabem escrever e manipular um computador são cidadãos, que são mais que jornalistas.”

O presidente Lula e o primeiro-ministro Putin tiveram o mesmo discurso, ontem [9/12], em defesa de Julian Assange, embora com argumentos diferentes. Lula foi ao ponto: Assange está apenas usando do velho direito da liberdade de imprensa, de informação. Não cabe acusá-lo de causar danos à maior potência da História, uma vez que divulga documentos cuja autenticidade não está sendo contestada. Todos sabem que as acusações de má conduta em relacionamento consentido com duas mulheres de origem cubana, na Suécia, são apenas um pretexto para imobilizá-lo, a fim de que outras acusações venham a ser montadas, e ele possa ser extraditado para os Estados Unidos.

O que cabe analisar são as consequências políticas da divulgação dos segredos da diplomacia ianque, alguns deles risíveis, outros extremamente graves. Ontem [9/12], em Bruxelas, o chanceler russo Sergei Lavrov comentava revelações do WikiLeaks sobre as atitudes da Otan com relação a seu país: enquanto a organização, sob o domínio de Washington, convidava a Rússia a participar da aliança, atualizava seus planos de ação militar contra o Kremlin, na presumida defesa da Polônia e dos países bálticos. Lavrov indagou da Otan qual é a sua posição real, já que o que ela publicamente assume é o contrário do que dizem seus documentos secretos. Moscou foi além, ao propor o nome de Assange como candidato ao próximo Prêmio Nobel da Paz.

O exame da história mostra que todas as vezes que os suportes da palavra escrita mudaram, houve correspondente revolução social e política. Sem Guttenberg não teria havido o Renascimento; sem a multiplicação dos prelos, na França dos Luíses, seria impensável o Iluminismo e sua consequência política imediata, a Revolução Francesa.

A constatação do imenso poder dos papéis impressos levou a Assembleia Constituinte aprovar o artigo XI da Declaração dos Direitos do Homem e do Cidadão, logo no início da Revolução, em agosto de 1789. O dispositivo do núcleo pétreo da Constituição determina que todo cidadão tem o direito de falar, escrever e imprimir com toda liberdade. As leis punem os que, mentindo, atingem a honra alheia. A liberdade de imprensa, sendo dos cidadãos, é da sociedade. Das sociedades nacionais e, em nossa época de comunicações eletrônicas e livres, da sociedade planetária dos homens.

É surpreendente que, diante dessa realidade irrefutável, jornalistas de ofício queiram reivindicar a liberdade de imprensa (vocábulo que abarca, do ponto de vista político, todos os meios de comunicação) como monopólio corporativo. A internet confirma a intenção dos legisladores franceses de há 221 anos: a liberdade de expressão é de todos, e todos nós somos jornalistas. Basta ter um endereço eletrônico. As pesadas e, relativamente caras, máquinas gráficas do passado são hoje leves e baratíssimos notebooks, e de alcance universal.

É sempre citável a observação de Isidoro de Sevilha, sábio que marcou o sétimo século, a de que “Roma não era tão forte assim”. Bradley Manning e Julian Assange estão mostrando que Washington – cujo medo é transparente em seus papéis diplomáticos – não é tão poderosa assim. É interessante registrar que o nome de Santo Isidoro de Sevilha está sendo sugerido, por blogueiros católicos, como o padroeiro da internet.

Os jornalistas devem acostumar-se à ideia de renunciar a seus presumidos privilégios. Todos os que sabem escrever e manipular um computador são cidadãos, e ser cidadão é muito mais do que ser jornalista. São esses cidadãos que, na mesma linha de Putin e Lula, se mobilizam, na ágora virtual, para defender Assange, da mesma forma que se mobilizaram em defesa da mulher condenada à morte por adultério. O mundo mudou, mas nem todos perceberam essa mudança.

 

Umberto Eco: O contragolpe no Grande Irmão

O caso WikiLeaks
Piratas vingadores e espiões em diligência

2/12/2010, Umberto Eco, Libération, Paris (traduzido em PresseEurop, Portugal)

Disseminado pelo pessoal da Vila Vudu e adaptado para o português brasileiro pelo Viomundo

WikiGoya!O caso WikiLeaks tem uma dupla leitura. Por um lado, revela-se um escândalo aparente, um escândalo que só escandaliza por causa da hipocrisia que rege as relações entre os Estados, os cidadãos e a Comunicação Social. Por outro, anuncia profundas alterações a nível internacional e prefigura um futuro dominado pela recessão.

Mas vamos por partes. O primeiro aspecto revelado pelo WikiLeaks é a confirmação do fato de cada processo constituído por um serviço secreto (de qualquer nação) ser composto exclusivamente por recortes de jornal.

As “extraordinárias” revelações norte-americanas sobre os hábitos sexuais de Berlusconi apenas relatam o que há meses se anda a ler em qualquer jornal (exceto naqueles de que Berlusconi é proprietário), e o perfil sinistramente caricatural de Kadhafi era já há muito tempo matéria para piadas dos artistas de palco.

A regra segundo a qual os processos secretos não devem ser compostos senão por notícias já conhecidas é essencial à dinâmica dos serviços secretos, e não apenas neste século. Se for a uma livraria consagrada a publicações esotéricas, verá que cada obra (sobre o Graal, o mistério de Rennes-le-Château, os Templários ou os Rosa-Cruz) repete exatamente o que já tinha sido escrito nas obras precedentes. E isso não apenas porque o autor de textos ocultos não gosta de fazer investigações inéditas (nem sabe onde procurar notícias sobre o inexistente), mas porque os que se dedicam ao ocultismo só acreditam naquilo que já sabem e que confirma o que já tinham aprendido.

É o mecanismo do sucesso de Dan Brown. E vale para os arquivos secretos. O informador é preguiçoso, e preguiçoso (ou de espírito limitado) é o chefe dos serviços secretos (caso contrário, podia ser, quem sabe, editor do Libération), que não reconhece como verdade a não ser aquilo que reconhece. As informações ultrassecretas sobre Berlusconi, que a embaixada norte-americana em Roma enviava ao Departamento de Estado, eram as mesmas que a Newsweek publicava na semana anterior.

Então porquê tanto barulho em torno das revelações destes processos? Por um lado, dizem o que qualquer pessoa informada já sabe, nomeadamente que as embaixadas, pelo menos desde o final da Segunda Guerra Mundial e desde que os chefes de Estado podem telefonar uns aos outros ou tomar um avião para se encontrarem para jantar, perderam a sua função diplomática e, à exceção de alguns pequenos exercícios de representação, transformaram-se em centros de espionagem. Qualquer espectador de filmes de investigação sabe isso perfeitamente e só por hipocrisia finge ignorar.

No entanto, o fato de ser exposto publicamente viola o dever de hipocrisia e serve para estragar a imagem da diplomacia norte-americana. Em segundo lugar, a ideia de que qualquer pirata informático possa captar os segredos mais secretos do país mais poderoso do mundo desfere um golpe não negligenciável no prestígio do Departamento de Estado. Assim, o escândalo põe tanto em cheque as vítimas como os “algozes”.

Mas vejamos a natureza profunda do que aconteceu. Outrora, no tempo de Orwell, podia-se conceber todo o poder como um Big Brother, que controlava cada gesto dos seus súbditos. A profecia orwelliana confirmou-se plenamente desde que, controlado cada movimento por telefone, cada transação efetuada, hotéis utilizados, autoestradas percorridas e assim por diante, o cidadão se foi tornando na vítima integral do olho do poder. Mas quando se demonstra, como acontece agora, que mesmo as catacumbas dos segredos do poder não escapam ao controle de um pirata informático, a relação de controle deixa de ser unidirecional e torna-se circular. O poder controla cada cidadão, mas cada cidadão, ou pelo menos um pirata informático – qual vingador do cidadão –, pode aceder a todos os segredos do poder.

Como se aguenta um poder que deixou de ter a possibilidade de conservar os seus próprios segredos? É verdade, já o dizia Georg Simmel, que um verdadeiro segredo é um segredo vazio (e um segredo vazio nunca poderá ser revelado); é igualmente verdade que saber tudo sobre o caráter de Berlusconi ou de Merkel é realmente um segredo vazio de segredo, porque releva do domínio público; mas revelar, como fez o WikiLeaks, que os segredos de Hillary Clinton são segredos vazios significa retirar-lhe qualquer poder. O WikiLeaks não fez dano nenhum a Sarkozy ou a Merkel, mas fez um dano enorme a Clinton e Obama.

Quais serão as consequências desta ferida infligida num poder muito poderoso? É evidente que, no futuro, os Estados não poderão ligar à Internet nenhuma informação confidencial – é o mesmo que publicá-la num cartaz colado na esquina da rua. Mas é também evidente que, com as tecnologias atuais, é vão esperar poder manter conversas confidenciais por telefone. Nada mais fácil do que descobrir se e quando um Chefe de Estado se desloca de avião ou contatou um dos seus colegas. Como poderão ser mantidas, no futuro, relações privadas e reservadas?

Sei perfeitamente que, no momento, a minha visão é um pouco de ficção científica e, por conseguinte, romanesca, mas vejo-me obrigado a imaginar agentes do governo a deslocar-se discretamente em diligências de itinerários incontroláveis, portadores de mensagens que têm de ser decoradas ou, no máximo, escondendo as raras informações escritas na sola de um sapato. As informações serão conservadas em cópia única, em gavetas fechadas à chave: afinal, a tentativa de espionagem do Watergate teve menos êxito do que o WikiLeaks.

Já tive ocasião de escrever que a tecnologia avança agora a passo de caranguejo, ou seja para trás. Um século depois de o telégrafo sem fios ter revolucionado as comunicações, a Internet restabeleceu um telégrafo com fios (telefônicos). As fitas de vídeo (analógicas) permitiram aos investigadores de cinema explorar um filme passo-a-passo, andando para trás e para diante, descobrindo todos os segredos da montagem; agora, os CD (digitais) permitem saltar de capítulo em capítulo, ou seja por macro porções. Com os trens de alta velocidade, vai-se de Roma a Milão em três horas, enquanto, de avião, com as deslocações que implica, é necessário três horas e meia. Não é, pois, descabido que a política e as técnicas de comunicação voltem ao tempo das carruagens.

Uma última observação. Antes, a imprensa tentava compreender o que se tramava no segredo das embaixadas. Atualmente, são as embaixadas que pedem informações confidenciais à imprensa.

02/12/2010

Novo romance de Umberto Eco é sobre o RS

Filed under: Isto é PSDB!,RBS — Gilmar Crestani @ 3:02 pm
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Eco deposita flores no túmulo da ex-governadora desconhecida!

Eco deposita flor no túmulo da pior ex-governadora conhecida!

O renomado linguista e escritor, dublê de professor e  articulista italiano, Umberto Eco, vem se debruçando as condições de vida do RS. Razões não lhe faltam. É aqui que vive a terceira maior colônia italiana, depois dos EUA e da Austrália. É por aqui que as pragas bíblicas atacam com mais voracidade. Pouca saúde e muita saúva, os males do RS são…

O primeiro livro, História da Feiura, foi sobre as condições que o pacificador deixou. Nele podemos o estado lamentável que Tarso herda.  Agora nos brinda com um romance definitivo sobre o governo da ex-funcionária da RBS, Il Cimitero di Praga.

O lançamento de Cemitério de Praga coincide com a divulgação da pesquisa segundo a qual o RS é o único Estado que NÃO atingiu meta no ensino fundamental.

Ecco!

Como é do conhecimento até do mundo animal, a ex-governadora há mais tempo em exercício, foi professora. Da UFRGS. Ex-funcionária, da RBS. O que, convenhamos, não é pouca porcaria.

Se tivesse sido uma simples puta, ou uma torneira, mesmo que mecânica, até se admitiria. Mas não, é criatura incensada pelo Instituto Millenium. Parceira do Delson Martini. Amigona do Lair Ferst.

Ela só não conseguiu enterrar de vez o RS porque os eucaliptos não cresceram a tempo de servir de tábua de caixão para a metade sul do estado. E por isso que neste estado, eleitor dela não apóia. Relincha!

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