Ficha Corrida

24/11/2011

Clooney e Cristiano Ronaldo são testemunhas contra Berlusconi

Filed under: Cristiano Ronaldo,George Clooney,Itália,Silvio Berlusconi — Gilmar Crestani @ 9:21 am
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Clooney e Ronaldo al processo contro Berlusconi

L’attore George Clooney e la stella del calcio Cristiano Ronaldo potrebbero essere chiamati a testimoniare nel processo contro l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, accusato di concussione e favoreggiamento alla prostituzione con la minorenne Ruby ruba-cuori. Lo ha deciso oggi il giudice che si occupa dell’inchiesta.

I procuratori sostengono che Berlusconi abbia pagato per far sesso con la minorenne, abusando del suo potere con la polizia quando ha cercato di tirarla fuori di prigione quando fu arrestata per furto.

Berlusconi ha rassegnato le dimissioni all’inizio di questo mese per la forte crisi del debito italiano, mettendo la parola fine, apparentemente, a 18 anni di dominio politico.

L’accusa sostiene che Berlusconi ha fatto sesso 13 volte con la ballerina minorenne Karima el Mahroug, soprannominata “Ruby ruba-cuori”. Sostengono inoltre che l’ex premier ha abusato della sua posizione quando è intervenuto, nel maggio dello scorso anno, per far rilasciare la ragazza dal carcere dove era detenuta con l’accusa di furto.

Karima El Mahroug ha detto di non aver mai avuto rapporti sessuali con Berlusconi, ma ha mentito sulla sua età quando disse che aveva 24 anni.

In tutto ci saranno 214 testimoni tra i quali – oltre a Ruby – le ragazze dell’Olgettina, George Clooney e Cristiano Ronaldo. La Corte ha deciso, inoltre, che le intercettazioni telefoniche disposte nell’inchiesta su Silvio Berlusconi sono valide: erano state legittimamente autorizzate, quindi verranno sentite in aula.

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Clooney e Ronaldo al processo contro Berlusconi – AgoraVox Italia

Wikileaks Ante litteram

Filed under: Itália,Silvio Berlusconi,WikiLeaks — Gilmar Crestani @ 9:20 am
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"Un serbatoio dal quale attingere risorse finanziarie per attività estranee ai suoi scopi, assunzioni clientelari e sprechi”. Una dichiarazione che porta alla luce come la Procura dell’Aquila indaghi su “Abruzzo Engineering”, sospettando che fosse “una cassaforte nella quale far entrare e far uscire mazzette e fondi neri, oltre che un serbatoio di clientele, scambi, appalti pilotati e favori politici”.

Domenica 4 settembre 2011, a pagina 2 del quotidiano “il Fatto Quotidiano”, in un articolo di Stefano Feltri e Antonio Massari, si torna a parlare di Finmeccanica, Selex e di Enrico Intini. Da quando FQ ha iniziato a raccontare di Gianpi Tarantini, Protezione Civile e Bertolaso, compare spesso il nome di Enrico Intini.

(…) A Bari i magistrati hanno messo nel mirino Enrico Intini, imprenditore pugliese considerato molto vicino a Massimo D’Alema e amico anche di Tarantini. Già nel 2009 Intini raccontava ai magistrati che, su consiglio dell’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso (vicino a Berlusconi), cercò di entrare in rapporti con Finmeccanica, usando la mediazione proprio di Tarantini (…).

Ancora lunedì 5 settembre 2011, su “La Repubblica”, a pagina 13 crive Giuliano Foschini:

(…) Agli atti ci sono le dichiarazioni di escort che raccontano di cene a casa di Berlusconi alla presenza dell’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. E di imprenditori, come il pugliese Enrico Intini, che racconta di aver pagato 300 mila euro di consulenza a Tarantini e di essere stato ricevuto in pochi giorni da Bertolaso in persona che poi lo ha indirizzato a Finmeccanica, in particolare alla Grossi. (…)

(…) Un accordo che ha permesso a quest’ultimo di arrivare ai piani alti della galassia Finmeccanica, fino a incontrare Marina Grossi, moglie dell’ad Guarguaglini e a capo della controllata Selex, società più volte citata nelle intercettazioni di Valter Lavitola. (…)

Come riportato in un trafiletto de “Il Messaggero” del 9 giugno 2002, per i “Lavoratori socialmente utili” da stabilizzare con una delibera della Giunta Regionale, allora presieduta dal dottor Giovanni Pace (centrodestra), al momento di perfezionare l’accordo, appariva improvvisamente il “Gruppo Intini”, da Noci di Bari, offrendosi come controparte all’allora “Collabora Engineering S.p.A.”. Così facendo, ottenne l’affidamento. Il ricorso al Tar ripristinò le parti.

Ancora oggi, quando i quotidiani riscrivono il nome di Enrico Intini, accostandolo a Finmeccanica e alla Selex (partner attuale e socio al 30% di Abruzzo Engineering), ripenso a quegli anni della stabilizzazione di un lavoratore precario come me, proveniente dalle liste di disoccupazione degli uffici di collocamento.

La stabilizzazione avvenne tramite più passaggi.

Dalla “SMA Abruzzo” del “Gruppo Intini” a “Collabora Engineering S.p.A.”, per giungere fino ai nostri giorni in “Abruzzo Engineering S.C.p.A.” (partecipata al 60% dalla Regione Abruzzo, al 10% dalla provincia dell’Aquila e dal 30% dalla Selex di Finmeccanica). Una società che l’onorevole capogruppo Carlo Costantini definisce: "Un serbatoio dal quale attingere risorse finanziarie per attività estranee ai suoi scopi, assunzioni clientelari e sprechi”.

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Wikileaks Ante litteram – AgoraVox Italia

23/11/2011

Tão longe dos EUA, tão perto do Goldman Sachs

Filed under: Goldman Sachs,Itália,Mario Monti — Gilmar Crestani @ 7:31 am
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Mario Monti, l’alieno di Goldman Sachs e le teorie del complotto

Quando ieri mattina Mario Monti, con il suo bravo loden, si è presentato in visita ad una mostra a Roma, ha fatto scalpore il fatto che abbia pagato regolarmente il biglietto d’ingresso. La settimana scorsa tutti avevano parlato della sua Dedra e dei dieci euro di benzina al self-service. Un alieno, insomma. Un alieno che ha preso forma umana e che ha scelto, vista la location prescelta per la sua missione, il nome italiano per eccellenza: Mario.

Monti è talmente alieno che a me ricorda Klaatu, il messaggero inviato da un impero stellare ad ammonire ed istruire i terrestri alla pace universale, protagonista di uno stracult di fantascienza.

Un essere buono e gentile; pacato e, sì, Crozza, anche un po’ robotico, che però, se i terrestri non obbediranno al gentile ma fermo richiamo dell’Impero, sarà costretto ad utilizzare contro di loro un’arma terribile e innominabile, custodita all’interno del suo fido polmone d’acciaio Gorth.

Quando Klaatu, nel film, interagisce con i terrestri, provoca in loro diffidenza e sospetto, non solo perché siamo negli ultraparanoici anni cinquanta americani ma per via della sua aria di sorniona consapevolezza di possedere una conoscenza superiore. Il che lo porta a sembrare colui che ha superato tutte le debolezze umane, compreso il gusto di essere incazzato personalmente.

Anche Mario Monti è un personaggio che, secondo i neoparanoici italiani, non assomigliando al suo predecessore e non agguantando la chiappa alle signore ai G8, deve nascondere senz’altro qualcosa, che non può che essere qualcosa di losco.

Mario strumento di Goldman Sachs, agente del Bilderberg, longa manus della Trilateral. Mario troppo perfetto per essere vero. Mario che potrebbe anche, sotto la bella faccia da professore, nascondere la pelle a squame e l’occhio di serpente.

Mi sono fatta un’idea, e cioè che questa storia della Trilateral, di Goldman Sachs e Bilderberg, sia nient’altro che una bella campagna virale data sapientemente in pasto ai giovani e meno giovani boccaloni – nessuno me ne voglia – che popolano la rete, per dimostrare ancora una volta, tra l’altro, come la Rete sia il luogo delle fanfaluche. Non a caso B. pensa di sfondare in Rete per la prossima campagna elettorale.

Riflettete, non è sospetta una moltitudine che ripete, come un sol uomo, gli stessi concetti con le medesime parole, dall’estrema sinistra fino a Forza Nuova, dai giornalisti incompresi a quelli fino troppo coesi al sistema?

Una campagna che, pochi se ne stanno rendendo conto, porta acqua sorgiva fresca al mulino berlusconiano-leghista. Che ci distrae dalle responsabilità di chi ha governato fino ad oggi e dalle sue connivenze affaristiche e politiche – quelle si notoriamente losche – proponendoci un bell’intrigo alla Dan Brown e un nuovo cattivo sul quale concentrare la nostra attenzione.

Il meccanismo di questa psyop (guerra psicologica) è semplice: creo il canovaccio della cospirazione, come i mattacchioni hanno fatto qui con il loro video-parodia simil-Voyager zeppo di sincronicità paranoiche e di fallacie (che però sembra maledettamente "vero") e lo sbatto in rete, a fare da seme. Nel terreno fertile il seme germoglia e presto il concetto verrà riverberato ovunque, senza essere sottoposto a critica o verifica, e diventerà verità rivelata.

Il fatto che Mario Monti abbia fatto veramente l’advisor di Goldman Sachs – il che non vuol dire che di conseguenza egli ne sia il bieco strumento – non farà altro che amplificare la sensazione di trovarsi di fronte all‘uomo della Grande Cospirazione.

Intanto che la gente si convince che il Potere Oscuro sta usando Mario Monti per farci diventare tutti dei baccelloni senza volontà, chi di dovere dà una bella mazzata alla credibilità della Rete e copre la cacca del vecchio regime con la sabbia della paura del nuovo. Mi sbaglio?

Mario Monti, l’alieno di Goldman Sachs e le teorie del complotto – AgoraVox Italia

Intervista a George Saunders tra OWS, il ruolo dello scrittore e "quei matti repubblicani"

Filed under: Democracia made in USA,George Saunders,Wall Street — Gilmar Crestani @ 7:27 am
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L’immagine del poliziotto che, con assoluta nonchalance, spara dello spray al peperoncino negli occhi di un ragazzo seduto a terra è una delle immagini che rimarrà del movimento Occupy Wall Street.

Una protesta che è stata raccontata in diversi modi, dalle immagini che l’hanno caratterizzato, appunto, ai 140 caratteri di Twitter, dalle colonne dei giornali fino al megafono umano che a Zuccotti Park amplifica le parole delle tantissime persone che lo stanno appoggiando. Un movimento che da due mesi resiste e occupa parte degli "esteri" italiani.

Ci siamo chiesti come uno dei più apprezzati scrittori contemporanei americani, ovvero George Saunders autore tra gli altri delle raccolte di racconti Pastoralia e Il declino delle guerre civili americane, e della raccolta di saggi de Il megafono spento, nonché firmatario della petizione degli scrittori a sostegno degli occupanti – vedeva il movimento e alla fine si è arrivati, e non se ne poteva fare a meno, a parlare delle primarie Usa e di quei "matti repubblicani".

In un’intervista di qualche anno fa ci aveva risposto a una domanda sull’american dream, dicendo che "con l’economia che ci ritroviamo oggi, tutti quei tipi che ieri stavano saltando la staccionata adesso sono caduti a terra, in quel cortile chiamato povertà". Chissà che oggi quelli che sono caduti non stiano cercando di rialzarsi.

Cosa ne pensi di quello che sta succedendo a Zuccotti park e della manifestazione di Occupy Wall Street?

Sono dalla parte del movimento, in teoria. Negli ultimi 20 anni la ricchezza è schizzata alle stelle nel nostro paese e tutti i vecchi valori della classe operaia sono stati distrutti. Quindi è bello che ci sia qualcuno che lo dice a voce alta.

Il filo conduttore di molte delle tue storie è l’assurdità del capitalismo, che tu racconti in maniera ironica. E’ possibile, adesso, rimanere ironici?

Beh, ho sempre pensato che l’ironia avesse allo stesso tempo effetto e pathos – in altre parole, cerco di non essere "meramente" ironico. Per me, questa tonalità è la più veritiera. Per esempio, uno scrittore statunitense deve essere in grado di creare amore/morte/passione ecc, nelle stesse pagine in cui si ritrova a parlare di "Chuck E. Cheese": una pizzeria per bambini, in cui l’oste (Chuck E. Cheese) è un topo gigante, che va da un tavolo all’altro.

Ricordo che, una volta, ho partecipato ad un funerale che si trovava dall’altra parte della strada rispetto ad una di queste pizzerie. Il funerale era molto triste, il posto era ridicolo e noi siamo usciti in abiti da funerale. Fuori c’era un ragazzo che, nel suo travestimento da topo, faceva una pausa sigaretta. Questo, per me, sono gli Stati Uniti.

Cosa ne pensi delle loro idee? Credi siano utopistiche o che alla fine qualcosa possa davvero cambiare?

Beh, non c’è stata una reale ricchezza di idee, ma ammiro l’impulso, che ci dimostra come, attraverso queste manifestazioni, l’America era un paese differente: più egualitario, più democratico con una visione più eroica e gentile di sé.

Qual è il ruolo dello scrittore in questo momento? Esiste un modo per descrivere questa epoca, e se sì qual è?

Considero il lavoro dello scrittore come un qualcosa di più lento: non esiste una risposta di squadra rapida nello scrivere, o almeno non credo. Le agitazioni ci sono da sempre. Lo scrittore è solito usare queste agitazioni, se le trova appropriate. Credo che la narrativa vada meglio per temi più profondi, con un ritmo più lento, ad un livello più personale. La narrativa ispira tenerezza, e questo va bene in ogni stagione.

Qui in Europa la crisi è molto forte e ha fatto tre vittime illustri: Zapatero, Berlusconi e Papandreu. Come vedi, invece, il futuro negli Usa, dove il prossimo anno andrete a votare?

Non sono sicuro. Abbiamo un gruppo di matti nel partito repubblicano, quindi sto pregando che Obama resti al suo posto. Ha avuto i suoi problemi ma è una persona veramente intelligente e compassionevole – una mano ferma al volante. I Repubblicani sembrano sostenere il no a qualsiasi tassa, un muro attorno al Messico e così via. Non è incoraggiante. Francamente non vedo come potremo permetterci un muro attorno al Messico se non aumentiamo le tasse. E poi dovremmo iniziare a preoccuparci di quei socialisti su in Canada.

LEGGI ANCHE: Saunders. Chi ci salverà dal rumore del mondo?

LEGGI ANCHE: OWS: gli scrittori occupano Wall Street e difendono la biblioteca del popolo

Francesco Raiola

Francesco Raiola

giornalista pubblicista, caporedattore di AgoraVox Italia, redattore di Freakout, appassionato di musica (indie), letteratura, politica e comunicazione. Napoletano.

 

Intervista a George Saunders tra OWS, il ruolo dello scrittore e "quei matti repubblicani" – AgoraVox Italia

O FHC italiano, Silvio Berlusconi: durou mais, prejudicou mais

Filed under: Itália,Silvio Berlusconi — Gilmar Crestani @ 7:24 am
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L’Italia crollata dopo aver perso 17 anni di occasioni

Il tempo attuale è quello che lascia pensare al passato, ai tentativi non tentati di portare l’Italia verso il sentiero virtuoso della riduzione progressiva del debito. Un sistema di ancoraggio all’economie più attente alla corretta gestione dei conti pubblici è naufragato prima ancora che si potesse porre rimedio.

Il governo Berlusconi ha fatto in modo da provocare un aumento del debito in parte per manovre finanziarie del tutto inefficaci ed in parte per una netta diminuzione della crescita, anche in settori tradizionalmente amici del Made in Italy. Il novero dei proclami si è dipanato in maniera inconsulta in questi anni, il presunto genio di Tremonti si è rivelato un illusione, il riordino della cosa pubblica è stato solo un teatrino per spettacoli da saltimbanco di Brunetta, il crinale dello sviluppo non è stato nemmeno intrapreso con buona pace delle magnifiche sorti e progressive che il Ministro dello Sviluppo aveva illustrato. Ci troviamo a guardare al passato dal 1994 ad oggi con la forte sensazione di aver perso 17 anni di occasioni, iniziative e certezze, un tourbillon di ministri, sottosegretari e super esperti non ha influito in nulla, si è dimostrata l’inconsistenza della finanza creativa nei confronti dei fondamentali economici.

Il ruolo del paese si è ridimensionato, il processo di declino di una media potenza quale è l’Italia si è concluso, oggi si può dire che non solo non siamo tra i G7, ma che se non ci fosse il G20 non ci potremmo più sedere a certi tavoli.

Il ruolo di comprimari del nuovo ordine mondiale è già un lontano ricordo, un effimero attimo che si è sciolto come la neve al sole, oggi non serbiamo nulla, nemmeno il prestigio della nostra storia, quella è crollata a Pompei.

Rodolfo Buccico

Rodolfo Buccico

Uno a cui piace scrivere…il resto giudicatelo voi.

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L’Italia crollata dopo aver perso 17 anni di occasioni – AgoraVox Italia

21/11/2011

As mentiras atômicas de Sarkozy

Filed under: Energia Nuclear,Pinóquio,Sarkozy — Gilmar Crestani @ 9:09 am
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Le mensonge nucléaire de Sarközy

L’annonce d’un accord entre le PS et EELV décrivant un scénario de sortie du nucléaire a semé le trouble chez AREVA et provoqué la colère du camp présidentiel, qui tombant dans les excès du catastrophisme, caricature les conséquences de ce scénario.

Tout est bon pour dénoncer cet accord, même le plus énorme mensonge, comme celui proféré par Sarközy qui a déclaré « vouloir abandonner cette énergie (…) signifie des dommages considérables à l’industrie française ». lien

Serait-il en train de passer sous silence l’énorme quantité d’emplois créés par le développement des énergies propres et renouvelables, ainsi que les emplois automatiquement provoqués par le démantèlement des centrales fermées ?

En effet, une centrale qui ferme, c’est un démantèlement qui commence, et cette opération génèrera de nombreux emplois pendant au moins 25 ans. lien

On se souvient que « Super » Phénix, fermé fort heureusement en 1997, suite à des pannes à répétitions, est en démantèlement depuis 14 ans déjà, et que le chantier qui devrait durer au moins encore 10 ans procure un emploi à 550 travailleurs. lien

Proglio, le patron d’EDF, en a rajouté une couche dans le mensonge, en affirmant que la fermeture de la filière nucléaire provoquerait la perte d’un million d’emplois.

Il doit être fâché avec les chiffres car en France, seulement 110 000 personnes sont employées dans la filière nucléaire, dont la plus grande partie sont des cadres, qui peuvent tout à fait être « recyclés » dans d’autres secteurs.

Si l’on veut comparer avec l’Allemagne, elle avait 40 000 emplois dans le nucléaire, et son secteur « énergies propres » procure un emploi à 370 000 personnes.

Décidemment, que ce soit à EDF ou chez Areva, on est fâchés avec les chiffres.

L’EPR de Finlande devait couter 3 milliards d’Euros, le résultat final sera de plus du double, payé par la France.

Il faut ajouter que dans notre beau pays, tout n’est pas pris en compte, et que, comme on l’a vu, le démantèlement des centrales est largement sous-estimé. (Facteur 10)

Celui de « Super » Phénix devait couter 900 millions d’Euros, il en coutera au moins 10 fois, voire 20 fois plus. lien

D’une manière générale, EDF estime le démantèlement d’une centrale nucléaire à 260 millions d’euros, et manifestement il faudra y rajouter un zéro.

Jamais à l’abri d’une outrance, Sarközy, pour faire peur aux français, leur annonce qu’à cause de l’abandon du nucléaire, les ménages devraient bientôt payer 67% de plus qu’aujourd’hui pour s’éclairer et se chauffer. lien

Ce qui est manipulateur, car, si l’on considère que, dans les solutions alternatives, figure une meilleure isolation des habitations, le budget des ménages s’en ressentirait avec bonheur, puisqu’un un logement bien isolé consomme beaucoup moins d’énergie.

Un programme ambitieux basé sur meilleure isolation des habitations et des entreprises relancerait les entreprises du bâtiment spécialisées dans l’isolation thermique.

On peut même aller plus loin avec la maison passive, voire même encore mieux le BEPO, leBâtiment à Energie Positive qui permet de diviser par 6 la consommation en éclairage, ramenant la consommation en chauffage de 50 KWh/m2 à 2 KWh/m2. lien

On devine le résultat sur la facture.

Aujourd’hui EDF estime le cout moyen de production de KW/h électrique à 2,7 c€, le futur EPR fera déjà doubler ce prix.

Ajoutons pour faire bon poids que le nucléaire et le cancer sont liés, puisqu’une étude allemande réalisée par l’Office Fédéral de Protection contre les Radiations a constaté qu’il y avait un risque statistique nettement plus élevé de souffrir d’un cancer pour un enfant de moins de 4 ans résidant à proximité immédiate d’une centrale nucléaire. lien

Or soigner un cancer coute entre 3000 et 6000 € par mois par personne, alors qu’en France 1 personne sur 3 qui meurt l’est d’un cancer (lien) ce qui aurait couté aux hôpitaux près d’1 milliard d’euros en 2010 (lien) et 11 milliards à la Sécurité Sociale. lien

Enfin, le traitement des 1 153 000 m3 de déchets déjà produits fin 2007 n’est toujours pas résolu, et cela aura un prix. lien

Le site d’enfouissement de Bure à déjà couté plus de 35 milliards d’euros, et la solution n’est pas acceptable. lien

Aujourd’hui même les industriels le dénoncent : le nucléaire n’est pas rentable. lien

C’est le moment de dénoncer le piège qui a été tendu aux consommateurs : en les poussant au chauffage électrique, on justifie l’énergie nucléaire.

Alors qu’en choisissant d’autres sources énergétiques, comme la géothermie de grande profondeur, ou le méthane issu de l’activité animale, on peut produire des quantités d’eau chaude, cette eau chaude que l’énergie nucléaire gaspille honteusement, la renvoyant quasi systématiquement dans le cours des fleuves, au lieu de l’utiliser.

D’autre part, pour rattraper son retard sur le reste de l’Europe en matière d’énergies renouvelables, la France devra « mettre le paquet », et suivant les sources, cela pourrait permettre de recruter 200 000 emplois suivant les uns, (lien) voire plus suivant les autres.

En Allemagne en quelques années, les énergies propres et renouvelables ont crée 250 000 emplois, chiffre en augmentation continuelle, alors que malgré 50 ans d’investissements massifs, le nucléaire, comme on l’a vu, n’emploie que 110 000 personnes en France. lien

Et puis, il serait malhonnête d’oublier que pour le fameux chantier de l’EPR, les 2300 emplois actuels proviennent en grande partie de main d’œuvre étrangère. lien

D’autant que cet EPR souffre de nombreux défauts de conception. lien

Ajoutons qu’avec les 6 milliards d’euros que coutera au moins l’EPR, le nombre d’emplois pérennes créés en « énergies propres » dépasserait le chiffre de 20 000.

Un autre effet induit n’est pas négligeable, en favorisant la consommation sur place de l’énergie produite, on pourrait économiser théoriquement 120 MTEP (millions tonnes équivalent pétrole) puisque sur les 270 Mtep produits annuellement, seulement 150 arrivent chez le consommateur. lien

Dans un article récent, paru dans « Challenges » Jérôme Lefilliâtre affirme que pour remplacer la totalité du parc nucléaire, il faudrait multiplier par 150 le nombre d’éoliennes, soit 20 000 éoliennes. lien

Mais n’est-ce pas réducteur de n’offrir comme alternative aux 19 centrales nucléaires françaises, que 20 000 éoliennes ? Sachant que 70% du potentiel hydroélectrique français est négligé, sachant aussi que les énergies propres et renouvelables ne se limitent pas aux seules éoliennes, et qu’elles ne représentent que 10,7% de l’électricité commercialisée par EDF.

Comme expliqué dans cet article, il est totalement réalisable de tourner rapidement la page nucléaire, sans pour autant se serrer la ceinture, ou retourner à la bougie et 84 % des français sont prêts à tourner la page. lien

Pourtant Sarközy menace « je ne laisserais pas dilapider l’héritage industriel et énergétique bâti ces 50 dernières années ». lien

Est-ce à dire que s’il perdait la présidentielle, il serait prêt a faire un coup d’état pour reprendre le pouvoir ?

Ou est-ce seulement l’une de ces menaces dont il est coutumier, et dont l’on sait qu’elles ne sont que des « coups de gueule » si l’on se souvient des menaces proférées depuis 4 ans sur les parachutes dorés et les paradis fiscaux ? lien

En tout cas aujourd’hui, la question de sortie du nucléaire n’est plus un tabou.

De la CGT, connue pour son attachement au nucléaire, à la CFDT, en passant par l’Unsa, tous sont favorables à une baisse plus ou moins importante de la part nucléaire en France. lien

Corinne Lepage a une phrase qui résume assez bien l’opinion publique actuelle : « ce n’est pas sortir du nucléaire qui est suicidaire, mais s’entêter dans le nucléaire qui l’est ».

Elle rappelle qu’EDF traîne les pieds pour sécuriser ses centrales, et que la mise aux normes va être beaucoup plus couteuse qu’elle l’affirme.

Elle affirme qu’il faudrait payer 400 milliards pour rester dans le nucléaire, et 460 milliards pour en sortir. lien

Benjamin Dessus, économiste et ingénieur, président de « Global Chance », s’exprimant dans les colonnes des « Echos » écrit qu’il est possible de sortir du nucléaire sans pour autant plonger dans le chaos. lien

Alors, faut-il s’exposer à un nouveau Fukushima, en France ou ailleurs, accepter la multiplication des cancers, continuer d’accumuler des tonnes de déchets nucléaires ingérables, continuer à être dépendant énergétiquement et à gâcher des fortunes ?

Ou alors faut-il lancer un vaste programme de créations d’emploi, permettre l’indépendance énergétique du pays, en se tournant enfin vers les énergies propres, et renouvelables, ne produisant pas, ou peu, de déchets ?

Comme dit mon vieil ami africain : « la gazelle qui a vu le lion court plus vite que celle qui ne l’a pas vu ».

Merci à Corinne PY pour son aide précieuse.

L’image illustrant l’article provient de « fr.altermedia.info »

olivier cabanel

olivier cabanel

passé de l’architecture à la chanson, convaincu que nous ne pouvons oublier les générations à venir, et que nous ne pouvons pas leur laisser une poubelle à la place de ce que nous avons reçu, découvrez mes chansons sur mon site : http://olivier-cabanel.fr je vous propose un lien pour écouter 4 chansons : (…)

Le mensonge nucléaire de Sarközy – AgoraVox le média citoyen

Uscire dall’Euro?

Filed under: Bancos,Crise Financeira Européia,Paolo Savona — Gilmar Crestani @ 9:00 am
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Em outras palavras, o que Paolo Savona diz é que Angela Merkel está conseguindo com a ajuda do Deutsche Bank o que Hitler não conseguiu com a Luftwaffe. Ocupar toda a Zona… do Euro.

Vale la pena leggere le parole pronunciate qualche giorno fa da Paolo Savona, presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi ed ex ministro dell’Industria nel governo Ciampi. Savona, intervenuto al convegno “Quale futuro dell’Europa”, esprime dei concetti che spiegano chiaramente ed inequivocabilmente la situazione economico-sociale che il nostro Paese sta vivendo ed una possibile via d’uscita.

La sua dichiarazione è la seguente:

“L’Italia deve pensare ad un piano per uscire dall’euro, perché i costi sociali per rimanerci potrebbe essere troppo alti da sostenere. I gruppi dirigenti del Paese hanno sì il dovere di avere un Piano A per l’Europa, e cioè come restare dentro l’euro ma anche un Piano B, cioè come uscirne, nel caso ci costi troppo sul piano sociale ed economico, in una nazione con 16 milioni di pensionati e 31 milioni di lavoratori.

Ora la Banca centrale europea ci ha strappato la sovranità fiscale ma senza darci alcuna garanzia politica. Noi insomma abbiamo un alto debito ma denominato in una moneta che non è la nostra, e che non possiamo stampare in caso di necessità. La classe dirigente dovrebbe valutare anche i costi alternativi alla situazione attuale che ci sta portando alla deflazione visto che la BCE ha solo poteri di stabilità finanziaria ma non di sviluppo, come la Federal Reserve americana.

Mi riferisco cioè ad un uscita dall’euro che certo causerebbe inflazione , ma ci permetterebbe anche di tornare a stampare moneta, fissare i tassi, stabilire il rapporto di cambio e andare verso un nuovo equilibrio complessivo. L’Italia è entrata in maniera troppo superficiale nel Trattato di Maastricht, e doveva e poteva fare come ha fatto l’Inghilterra: invocare la clausola che gli permetteva di non entrare anche nella moneta unica”.

Cosa aggiungere, se non la preoccupazione che gli attuali governi “tecnici” – che tra l’altro prospettano scelte puramente politiche – non siano in grado di andare oltre quella stringente dinamica globale dell’esclusivo risanamento dei conti pubblici, senza passare dall’indispensabile idea di sviluppo, senza la quale saremo tutti quanti costretti solamente a pagare, pagare errori di altri, che oggi, svuotando di significato gli impianti democratici, hanno assoggettato le sorti del futuro di interi Paesi.

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Uscire dall’Euro? – AgoraVox Italia

20/11/2011

Gianna Nannini

Filed under: Gianna Nannini — Gilmar Crestani @ 9:38 am
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Dentre os músicos italianos da atualidade que me agradam, depois de Lucio Dalla e Andrea Bocelli, nesta ordem, vem Gianna Nannini. Ficou logo conhecida por ser irmã daquele piloto de Fórmula 1, Alessandro. Para quem gosta de música de qualidade, em qualquer língua, mas que também aprecia uma boa letra em italiano, esta cantautora é simplesmente o máximo. Letrista e intérprete de luxo, já emplacou sucessos internacionais, inclusive no Brasil, nas novelas de inspiração italiana. Mãe aos 54 anos, outro feito desta autora de Voglio fare l’amore, escolheu para a filha um nome que também me agrada: Penélope (veja ali no topo da página, à direita, de preto, lendo Homero. Trouxe da Itália nos anos 90 o Malafemmina, por indicação do lojista romano, e, depois de ouvir, fui atrás dos demais. Na internet pode-se baixar a discografia completa.

Gianna Nannini lascia per un po’ il palco per dedicarsi alla sua piccola Penelope

Gianna Nannini lascia per un po' il palco per dedicarsi alla sua piccola Penelope

La cantante toscana ha rilasciato una lunga intervista per Vanity Fair confessando di allotanarsi per un breve periodo dai riflettori per prendersi cura di Penelope. "Dopo questo disco esco di scena per un po’, sparisco, mi dedico a mia figlia e inizio a lavorare al nuovo album".

ll ruolo di madre non è cosa semplice, spiega la Nannini, che quando si occupa della sua bambina passano le ore senza che se ne accorga, dimenticandosi di tutto, a volte anche di mangiare. Inoltre c’è stato un piccolo incidente che le ha causato l’infiammazione al tendine del braccio destro, dovuta al tiralatte: “Il primo mese ho allattato Penelope al seno, poi sono passata al biberon, perché per lei era più facile. Per questo ho cominciato a usare il tiralatte che, però, mi ha provocato questo problema".

La cantante rock, dallo sguardo duro si trasforma totalmente quando parla di sua figlia, che ama ogni giorno sempre di più. La nascita di Penelope, avvenuta grazie alla fecondazione assistita, ha suscitato molte polemiche. La Nannini è stata oggetto di critiche perché ha deciso di portare avanti una gravidanza in età matura e senza una figura paterna per la sua piccola. Gianna si è difesa ritenendo che il dibattito che ha suscitato sarà un’occasione per aiutare molte donne che si trovano o si troveranno nella sua stessa situazione.

“Non credo sia necessario avere per forza una famiglia "normale", i ruoli padre-madre non sono così vincolanti. Cio che conta è che in famiglia ci sia amore”, così rispose alle critiche più o meno un anno fa.

Niente rimpianti, dunque, per la rockstar italiana, che addirittura non esclude l’idea di allargare la famiglia con una nuova gravidanza. Pur dichiarando di poter rimanere incinta di nuovo, è piu propensa però all’idea di prendere un bambino in affido. E a coloro che l’ hanno tanto criticata per essere diventata madre all’età di 54 anni, risponde che è scentificamente provato che "avere bambini dopo i 50 anni fa bene, aiuta il ricambio delle cellule e migliora il fisico".

Gianna Nannini lascia per un po’ il palco per dedicarsi alla sua piccola Penelope – AgoraVox Italia

Goldman Sachs “Occupy Europe”

Filed under: Bancos,Crise Financeira Européia,Goldman Sachs — Gilmar Crestani @ 9:13 am
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Para quem está preocupado com a carona do Lupi no avião de um ongueiro, imagino se soubessem como funcionam estas coisas no “primeiro mundo” (ah!, esses vira-latas), que o Brasil de Lula, mas mais de Dilma, teima em se afastar. Jornais da Itália e França estão deitando e rolando nesta história. Vale reproduzir aqui um parágrafo do que saiu no AgoraVox, mas que não diferente do que já saiu no respeitável Le Monde: “Questi tre gruppi, secondo quelli che comunemente vengono definiti “complottisti”, sarebbero gli artefici di un Golpe Globale ai danni delle masse. In effetti ci sono da notare alcune strane coincidenze. Mario Draghi, attuale presidente della Banca centrale Europea, dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs. Del premier Mario Monti abbiamo già detto. Lucas Papadémos, il neo premier greco, ha anche lui lavorato per Goldman Sachs ed è membro della Trilateral. Ma, senza scavare molto, si trovano di questi legami anche per altri illustri personaggi come Giulio Tremonti, Romano Prodi, Massimo Tononi, Gianni Letta, Angela Merkel, Margareth Tatcher e via dicendo. Come spiegare tutte queste coincidenze? Semplicemente riconoscendo che non sono coincidenze.” Trauzindo: Estes três grupos (Bildelberg, Trilaterale e Goldman Sachs), segundo os que acreditam na teoria da conspiração, são os artífices de um Golpe Global em prejuízo dos povos. Com efeito, nota-se algumas estranhas coincidências. Mario Draghi, atual presidente do Banco Central Europeu, de 2002 a 2005 foi vice-presidente e membro-diretor da Goldman Sachs. Do primeiro ministro Mario Monti já se falou. Lucas Papadémos, o novo Primeiro Ministro Grego, também trabalhou para Goldman Sachs e é membro da Trilateral. Mas, sem ir muito a fundo, encontram-se envolvidos nos mesmos interesses outros ilustres personagens, como Giulio Tremonti, Romano Prodi, Massimo Tononi, Gianni Letta, Angela Merkel, Margareth Tatcher e tantos outros. Como explicar todas estas coincidências? Simplesmente reconhecendo que não são coincidência.”

Goldman Sachs, il lato ombra di Draghi e Monti

Nei giorni scorsi Le Monde ha scritto che la Goldman Sachs rappresenta il lato ombra di Mario Draghi, ex governatore della Banca d’Italia e attuale presidente della Bce. Alla lista va aggiunto anche Mario Monti. Vediamo perché.
La Goldman Sachs è la più potente banca d’affari americana, che condiziona mercati e governi. Ha detto la verità il trader indipendente Alessio Rastani, prendendosi gioco della Bbc e rilasciando un’intervista in cui dichiarava che “i governi non  governano il mondo, Goldman Sachs governa il mondo. Nel film Inside Job, del regista Charles Ferguson, la banca d’affari risulta tra le protagoniste della crisi economica innescata nel 2008 negli Stati Uniti. In questo lungo post sul mio blog trovate la storia completa.
Ma è interessante notare come gli uomini della Goldman hanno ricoperto incarichi importanti nell’amministrazione Usa, arrivando a ruoli di primo piano. Durante l’amministrazione Clinton l’ex direttore generale della Goldman Sachs, Robert Rubin, divenne sottosegretario al Tesoro. Nel 2004, Henry Paulson, amministratore delegato dalla Goldman, fece approvare alla Commissione dei Titoli e Scambi un aumento dei limiti sul rapporto di indebitamento, permettendo alle banche d’investimento di avere ulteriori prestiti da utilizzare  per manovre di speculazione. Nel 2005 Raghuram Rajan, capo economista del Fondo Monetario Internazionale (2003-2007) pubblicò un rapporto in cui annunciava il rischio che le società finanziarie, assumendo grandi rischi per realizzare enormi profitti a breve termine, avrebbero potuto far collassare il sistema economico. Nella prima metà del 2006 la Goldman Sachs vendette 3,1 miliardi di dollari di Cdo e in quel periodo l’amministratore delegato era proprio Henry Paulson. Il 30 maggio 2006 George Bush lo nominò segretario del Tesoro e fu costretto a vendere le sue azioni della Goldman, intascando 485 milioni di dollari (e grazie a una legge di Bush padre non pagò nessuna tassa).
Nell’aprile del 2010 i dirigenti della Goldman Sachs furono costretti a testimoniare al Congresso americano: Daniel Sparks, ex capo reparto mutui della Goldman (2006-2008) dovette riferire su alcune email in cui definiva certe transazioni “affari di m…”. Fabrice Tourre, direttore esecutivo prodotti strutturati della Goldman Sachs vendeva azioni che definiva “cacca”. Llyod Blankfein, presidente di Goldman, e David Viniar, vicepresidente esecutivo, sotto le pressanti domande del senatore Carl Levin furono costretti ad ammettere che sapevano di vendere spazzatura.
Purtroppo anche Barack Obama ha confermato il potere della banca d’affari. Il nuovo presidente della Federal Reserve Bank di New York (principale azionista della Fed) è William Dudley, ex capo economista della Goldman (che nel 2004 lodava i derivati). Capo del personale del dipartimento del Tesoro è Mark Patterson, ex lobbista della Goldman Sachs. A capo della Cfct si è insediato Gary Gensler, ex dirigente della Goldman Sachs che aiutò ad abolire la regolarizazione dei derivati.
Anche in Europa la Goldman manovra da tempo. Nel 1999 la Grecia non aveva i numeri per entrare nell’euro. Quindi truccò i bilanci. Su Presseurope Gabriele Crescente scrive: “Nel 2000 Goldman Sachs International, la filiale britannica della banca d’affari americana, vende al governo socialista di Costas Simitis uno “swap” in valuta che permette alla Grecia di proteggersi dagli effetti di cambio, trasformando in euro il debito inizialmente emesso in dollari. Lo stratagemma consente ad Atene di iscrivere il ‘nuovo’ debito in euro ed escluderlo dal bilancio facendolo momentaneamente sparire. E così Goldman Sachs intasca la sua sostanziosa commissione e alimenta una volta di più la sua reputazione di ottimo amministratore del debito sovrano.”
Ora torniamo a Mario Draghi. Dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs. Insomma: proprio nel periodo in cui in America le banche d’affari erano scatenate in manovre speculative e scavavano il baratro finanziario che si è materializzato nel 2008, trascinando il resto del mondo. Non sapeva nulla di queste tendenze l’economista italiano?
Anche Mario Monti lavora per la banca d’affari: dal 2005 è International Advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del “Goldman Sachs Global Market Institute”. Cioè dall’anno in cui si stava progettando la crisi economica mondiale, di cui parlerò in una conferenza gratuita.
Queste informazioni, purtroppo, la stampa italiana le ha ignorate. Ma la Rete no.  Durante la seconda puntata di Servizio Pubblico il blogger Claudio Messora ha spiegato il rapporto tra Mario Monti e la Goldman. E ha citato un articolo di Milano Finanza che – unica eccezione – ha rivelato il ruolo della Goldman Sachs nel rialzo dello spread dei titoli italiani in questi giorni. In pochi minuti su Facebook è cambiata l’opinione degli utenti all’interno di un sondaggio: prima volevano Monti presidente del Consiglio, dopo le rivelazioni hanno cambiato idea. E’ la prova che se l’informazione facesse il suo dovere avremmo meno lobby al potere e più democrazia.
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Goldman Sachs, il lato ombra di Draghi e Monti | Enzo Di Frenna | Il Fatto Quotidiano

Sopa – Serviço dos Órgãos de Proteção aos Assaltantes

Filed under: ACTA,Democracia made in USA,Internet,SOPA — Gilmar Crestani @ 8:35 am
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Depois do Acta(veja mais aqui), os EUA estão fazendo um SOPA de proteção à sua indústria cultural. Assim como perseguiram Julian Assange, impedindo que VISA e MASTERCARD angariassem doações canalizadas ao mentor do WikiLeaks, agora pretendem retirar da internet qualquer sítio que possa prejudicar seus interesses, sejam eles quais forem. Enquanto a população americana está preocupada em ocupar Wall Street, o governo está investindo pesado na ocupação da internet e desalojar dela quem quer que seja contrário aos seus interesses.

Sopa – Stop on line piracy act – e la lobby dell’industria culturale

Dopo Acta, un altro temibile acronico mette a repentaglio il web come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. Si tratta del Sopa, ovvero del Stop on-2line piracy acta, una proposta di legge che mercoledì ha iniziato il suo iter di discussione alla Camera dei Rappresentanti statunitense. La più controversa misura del nuovo provvedimento consente al ministro della giustizia (l’ “attorney general” negli Usa) di creare una lista nera di siti che possono essere bloccati dagli Internet Service providers, ma anche “cancellati” dai motori di ricerca, perché colpevoli di ospitare o aver ospitato materiale tutelato dal copyright.

Come altre “battaglie campali” che ormai da oltre 10 anni si animano quando viene messa in campo una proposta di legge che punta a debellare il fenomeno della condivisione illegale di materiale coperto dai diritti d’autore, gli schieramenti sono noti. Da un lato le associazioni a tutela dei diritti del cosiddetto “popolo della rete”, come l’Electronic Frounteer Foundation e Public Knowledge International, ma anche organizzazioni a difesa dei diritti civili come la Aclu. Dall’altra parte della barricata le coorporation dell’entertainment e le associazioni di categoria che le rappresentano come la Riaa, la Recording Industry Association of America e la Mpaa, la Motion Picture Association of America.

La causa per la quale, nonostante le accese proteste degli internauti e delle associazioni, ma anche nonostante i pareri discordanti circa il reale impatto del file sharing sulle industrie del settore (una rapporto di causa effetto tutt’altro che acquisito), potrebbe anche essere ricercata nella mole di denaro che le corporations riversano nelle casse della politica Usa. Ce lo suggerisce Politico.com (via Sun Foundation): “Secondo i dati del Center for Responsive Politics, le industrie del cinema, della musica e della Tv, hanno speso quest’anno più di 91 milioni di dollari per fare lobby, una cifra che le mette sulla buona strada per superare ogni altro precedente record di spesa”.

Francesco Sellari

Francesco Sellari

"… bisogna farne di strada da una ginnastica d’obbedienza fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni" (De André, Nella mia ora di (…)

Sopa – Stop on line piracy act – e la lobby dell’industria culturale – AgoraVox Italia

O impostômetro à italiana

Filed under: Impostômetro,Impostores — Gilmar Crestani @ 8:03 am
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Programma Monti, cosa cambia: Ici, pensioni, occupazione giovanile

Praticamente cambia tutto. Vi eravate fatti la casetta dopo tanti sacrifici, vi avevano abolito l’Ici? Non tornerà, arriva l’IMU: Imposta Monti Unificata. In questa imposta verrà conglobata la Tarsu (rifiuti) e alcune nuove imposte quali l’acqua (più bevi o ti lavi più paghi), la Airplus (la nuova tassa sulla aria) e la Asfalt, che attraverso un coefficiente misurerà il consumo delle strade sia automobilistiche che velociclabili. Le imposte saranno direttamente alla fonte dopo la privatizzazione di tutta l’acqua potabile, mentre la Asfalt e la Airplus verrano conteggiate l’una in funzione del consumo delle gomme (soggetto a ricevuta fiscale in caso di cambio e comunque obbligatoria dopo 40.000km) mentre l’altra verrà conteggiata in funzione della capacità polmonare di ogni cittadino. Quanto alle pensioni verrà, ma solo gradatamente in 3 anni, elevata l’età pensionabile a 95 anni, a fronte di un programma di investimento governativo per nuovi farmaci, che ci garantirà una sopravvivenza fino ad almeno 150 anni. Tutto questo chiaramente, dietro pagamento di un ticket di 3000 euro all anno per redditi superiori ai 15.000 euro anno. Per tutti gli altri sarà totalmente gratis.

Quanto all occupazione giovanile verranno introdotti contratti settimanali con la possibilità di licenziamento in caso di gravi motivi economici. Verrà però introdotto un ticket restaurant del valore di almeno un altra settimana, onde consentire al lavoratore la possibilità di trovare un nuovo lavoro senza indugi. Verrà gradatamente abolito il denaro contante che anzi verra stampato su carta igienica onde consentire un secondo uso dello stesso. Tutti gli acquisti verranno infatti d’ora in poi fatti o con carte di credito o con bancomat onde permettere una tracciabilità. Per i quasi 15 milioni di italiani che non hanno né carta di credito né bancomat verrà consentito l’acquisto negli uffici postali, con denaro contante, di una carta annonaria digitale con chip incorporato da 100 200 e 500 euro. I negozi dovranno obbligatoriamente avere un Macpos a cui potrà essere anche collegato un iPod o un iPad nell’attesa della ricevuta fiscale. Giro di vite anche per i parlamentari. Le auto blu diminuiranno in 3 anni del 90% e verranno sostituite con auto verdi a bassa emissione. Il ticket restaurant della Camera passerà dagli attuali 3,50 euro a ben 7 sempre, ben inteso, per antipasto, primo secondo, caffè e ammazzacaffè. Saranno anche aboliti i voli su aerei militari o della Presidenza del Consiglio a chi non avrà compiuto 50 anni di età e non abbia validi motivi quali assistere a un derby cittadino, portare la moglie in vacanza o andare alla benedizione papale dell Angelus. Con tutti questi provvedimenti è palese che avremo una consistente riduzione del debito pubblico e un aumento del Pil di almeno 5 punti che ci consentirà sicuramente di non fare alcuna vacanza né in Francia né tantomeno in Germania ma di guardare radiosi al futuro nostro e dei nostri figli.

Programma Monti, cosa cambia: Ici, pensioni, occupazione giovanile – AgoraVox Italia

Depois do blefador midiático, o preposto do dinheiro

Filed under: Crise Financeira Européia,Mario Monti,Silvio Berlusconi — Gilmar Crestani @ 8:01 am
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A Itália trocou um bufão midiático por um ventríloquo dos interesses financeiros. Portanto, a Itália continua à deriva, com o leme voltado para a direita. Isto é, menos gente enriquecendo, mais gente sustentando-os. Berlusconi e sua gangue Forza Itália continua operando por outras vias e outros meios.

Il bluff di Berlusconi

La politica è una parola nobile, significa cura della polis, dell’interesse collettivo. Ora è diventata un paravento dietro il quale si nascondono bassezze, affari e miserie umane.

E così oggi, elezioni anticipate e governo tecnico non sono il frutto di scelte politiche. Dietro queste scelte non c’è la nobiltà della politica, ma la miseria del danaro, della lotta per la conservazione delle indennità e dei privilegi parlamentari. Dietro la cortina fumogena dell’avversione al governo tecnico e della preferenza per il ricorso alle urne di fazioni del PDL, si nasconde l’interesse di Berlusconi per i suoi processi e per le sue aziende, per gli affari suoi e dei suoi amici.

Con le elezioni anticipate si perdono indennità e pensioni, si segna la fine dei privilegi; con il governo tecnico si conservano. Dietro l’appoggio al governo Monti c’è l’interesse di molti parlamentari di maggioranza e di opposizione a scongiurare un nuova legislatura e quindi la perdita dei privilegi. Deputati e senatori del PDL, sono usciti allo scoperto e hanno espresso, per bocca di Scajola, la loro contrarietà alle elezioni anticipate.

E d’altra parte i titoli Mediaset sono in caduta rovinosa. Lasciare il Paese senza un governo affidabile significa la rovina delle aziende del Cavaliere. Tutto ciò ha costretto Berlusconi ad accettare il governo tecnico. Ma il cavaliere non può lasciare a Monti briglie sciolte, ha i suoi interessi da difendere e quelli dei suoi amici. Deve affrontare ancora molti processi e poi c’è Mediaset da sostenere, la Rai da controllare.

Per questo deve in qualche modo condizionare l’attività del nuovo governo,a cominciare dalla scelta dei ministri, ai provvedimenti che riguardano le comunicazioni e la Giustizia. Per fare questo, deve far pesare i voti del suo partito. E allora enfatizza la minaccia di alcuni del PDL di non votare il governo tecnico. E al professore che ha bisogno di una maggioranza larga per assumere provvedimenti lacrime e sangue, il cavaliere lancia un messaggio: "I voti del PDL non sono scontati, per averli è necessario il mio appoggio; questo appoggio non è gratis".

Ma tutto questo è uno stupido bluff. Berlusconi non può condizionare nessuno, deve necessariamente sostenere il governo tecnico. Gran parte del suo partito, per conservare indennità e acquisire le pensioni, voterà comunque Monti a prescindere dalla volontà del cavaliere. Il ricorso immediato alle urne significa sconfitta certa per Berlusconi e Berlusconi non ha manie suicide.

D’altra parte è suo interesse votare Monti, perché senza di lui i titoli di Mediaset saranno travolti dalla nella bufera del mercato. Se il PDL non vota Monti, si spacca tra quelli pro governo tecnico e quelli contrari, e ciò non è interesse né di Berlusconi né dei fautori del ricorso alle urne.

Il bluff di Berlusconi – AgoraVox Italia

15/11/2011

O decálogo da manipulação das massas

Filed under: Corruptores,Direita,Direitos Humanos — Gilmar Crestani @ 10:13 am
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La Présidentielle de 2012 : une vaste manipulation ?

Crise économique, crise de l’euro, chômage, dette publique, austérité… à l’aube des Présidentielles de 2012, il est utile de rappeler comment ces sujets sont traités dans les médias en vue de maintenir le public dans l’ignorance et la résignation.

Lundi 8 novembre, François Fillon annonce que les Français devront en 2012 s’attendre à un "budget de rigueur", il n’hésite pas à parler de "faillite". En dramatisant ainsi ses propos, Il ne fait qu’appliquer une recette bien connue, attribuée peut-être à tort à Noam Chomsky– et que l’on peut aisément trouver sur le Net -, appelée « les Dix stratégies de manipulation de masse ».

En effet, « "La propagande étant aux démocraties ce que la violence est aux dictatures », Chomsky décrit le machiavélisme nécessaire à la mise en place de ces stratégies, élaborées de longue date par nos hommes politiques, « penseurs » , éditocrates, « économistes distingués », et autres experts. Il s’agit d’un véritable « système d’état », peu importe qui est au pouvoir : chaque gouvernement n’aura qu’à puiser, selon les circonstances, dans l’arsenal des diverses stratégies pour manipuler les opinions publiques des pays « démocratiques ». Il va de soi qu’il faut que le contrôle d’une grande partie des médias soit assuré (par la nomination directe ou indirecte des directeurs de la presse écrite, parlée ou télévisuelle, par exemple).

Avec la mondialisation à partie des années 80, les gouvernements nationaux ont perdu de leur influence, "l’état étant devenu un problème" (la formule est de Reagan) : ils sont devenus peu à peu les relais des grands groupes capitalistes, dont les tentacules s’étendent sur tous les pays, y compris en Chine – encore officiellement un état communiste (!).

Ainsi, la chanson de TINA, « There is no alternative » (« il n’y pas d’alternative »), est-elle devenue l’hymne internationaliste par excelllence.

Ce système a été théorisée par Friedrich Hayek et Milton Friedman et appliqué par Ronald Reagan aux États-Unis (1981-1999), par Margareth Thatcher au Royaume-Uni (1979-1990), par Gehard Schröder en Allemagne (1998-2005). En France, il s’est poussivement mis en place sous la présidence de Jacques Chirac (1995-2005) et s’est accéléré sous Nicolas Sarkozy.

Sans trop entrer dans les détails, quelles sont ces « dix stratégies de la manipulation » utilisés par les gouvernements-relais pour faire triompher les lois du marché qui ont pour objectifs la dérégulation de l’économie et, en Europe surtout, l’affaiblissement des états-nations ?

– Source : Pressenza

1. La stratégie de la diversion

Élément primordial du contrôle social, la stratégie de la diversion consiste à détourner l’attention du public des problèmes importants et des mutations décidées par les élites politiques et économiques, grâce à un déluge continu de distractions et d’informations insignifiantes. La stratégie de la diversion est également indispensable pour empêcher le public de s’intéresser aux connaissances essentielles dans les domaines de l’économie, de la science, de la psychologie, de la neurobiologie et de la cybernétique.

2. Créer des problèmes, puis offrir des solutions

Cette méthode est aussi appelée « problème-réaction-solution ». On crée d’abord un problème, une « situation » prévue pour susciter une certaine réaction du public, afin que celui-ci soit lui-même demandeur des mesures qu’on souhaite lui faire accepter. Par exemple : laisser se développer la violence urbaine ou organiser des attentats sanglants, afin que le public soit demandeur de lois sécuritaires au détriment de la liberté. Ou encore : créer une crise économique pour faire accepter comme un mal nécessaire le recul des droits sociaux, le démantèlement des services publics et la mise à contribution des plus pauvres.

3. La stratégie de la dégradation

Pour faire accepter une mesure inacceptable, il suffit de l’appliquer progressivement, en « dégradé », sur plusieurs décennies. C’est de cette façon que des conditions socio-économiques radicalement nouvelles (néolibéralisme et mondialisation sauvage) ont été imposées depuis les années 1980. Chômage massif, précarité, flexibilité, délocalisations, salaires n’assurant plus un revenu décent, autant de changements qui auraient provoqué une révolution s’ils avaient été appliqués brutalement.

4. La stratégie du différé

Une autre façon de faire accepter une décision impopulaire est de la présenter comme « douloureuse mais nécessaire », en obtenant l’accord du public dans le présent pour une application dans le futur. Il est toujours plus facile d’accepter un sacrifice futur qu’un sacrifice immédiat. D’abord parce que l’effort n’est pas à fournir tout de suite. Ensuite, parce que le public a toujours tendance à espérer naïvement que « tout ira mieux demain » et que le sacrifice demandé pourra être évité. Enfin, cela laisse du temps au public pour s’habituer à l’idée du changement et l’accepter avec résignation lorsque le moment sera venu.

5. S’adresser au public comme à des enfants en bas-âge

La plupart des publicités destinées au grand public utilisent un discours, des arguments, des personnages et un ton particulièrement infantilisants, souvent proche du débilitant, comme si le spectateur était un enfant en bas-âge ou un handicapé mental.

6. Faire appel à l’émotion plutôt qu’à la réflexion

Faire appel à l’émotionnel est une technique classique pour court-circuiter l’analyse rationnelle, et donc le sens critique des individus. De plus, l’utilisation du registre émotionnel permet d’ouvrir la porte d’accès à l’inconscient pour y implanter des idées, des désirs, des peurs, des pulsions ou des comportements. Reprenant les thèses de Milton Friedman, qui appelait à l’utilisation de ces chocs pour permettre ces réformes, thèse violemment dénoncées par Naomi Klein (in La Stratégie du choc | Actes Sud), le duo Sarkozy-Fillon met en garde les Français : "si nous n’agissons pas énergiquement maintenant, ce sera pire demain pour vos retraites, vos remboursements sociaux, votre niveau de vie etc …" Espérant ainsi que la crainte du chaos sera plus forte que l’impopularité, l’exécutif espère renverser la tendance des sondages qui leur est défavorable.

7. Maintenir le public dans l’ignorance et la bêtise

Faire en sorte que le public soit incapable de comprendre les technologies et les méthodes utilisées pour son contrôle et son esclavage. « La qualité de l’éducation donnée aux classes inférieures doit être la plus pauvre, de telle sorte que le fossé de l’ignorance qui isole les classes inférieures des classes supérieures soit et demeure incompréhensible par les classes inférieures. » (Extrait de « Armes silencieuses pour guerres tranquilles »)

« Il est une chance que les gens de la nation ne comprennent pas notre système bancaire et monétaire, parce que si tel était le cas, je crois qu’il y aurait une révolution avant demain matin » (Henry FORD)

8. Encourager le public à se complaire dans la médiocrité

Trouver « cool » le fait d’être bête, vulgaire et inculte. Croire qu’exister, c’est paraître et posséder.

9. Remplacer la révolte par la culpabilité

Faire croire à l’individu qu’il est seul responsable de son malheur à cause de l’insuffisance de son intelligence, de ses capacités ou de ses efforts. Exemple : les pauvres et les chômeurs, constamment pointés du doigt.

C’est exactement ce que répètent à l’unisson les membre de l’UMP (cf.Wauquiez : L’assistanat, "cancer de la société française") et la stupeur résignée des Grecs – voir  : Grèce : la stratégie du choc .marianne2.fr/hervenathan/Grece-la-strategie-du-choc 28 mai 2011).

Ainsi, au lieu de se révolter contre le système économique, l’individu s’auto-dévalue et culpabilise, ce qui engendre un état dépressif dont l’un des effets est l’inhibition de l’action. Et sans action, pas de révolution…

10. Connaître les individus mieux qu’ils ne se connaissent eux-mêmes

Au cours des 50 dernières années, les progrès fulgurants de la science ont creusé un fossé croissant entre les connaissances du public et celles détenues et utilisées par les élites dirigeantes. Grâce à la biologie, la neurobiologie et la psychologie appliquée, le « système » est parvenu à une connaissance avancée de l’être humain, à la fois physiquement et psychologiquement. (…)" Cela signifie que, dans la majorité des cas, le système détient un plus grand contrôle et un plus grand pouvoir sur les individus que les individus eux-mêmes".

C’est la thèse de Naomi Klein (La Stratégie du choc – 1ère Partie, Chapitre 1) :

"Refaçonner les individus, les mettre en état de choc pour les soumettre ».

Pour la prochaine présidentielle, toute la stratégie du président sortant repose sur une manipulation à grande échelle : prendre comme argument la Crise qui secoue l’Europe pour s’imposer face à son rival. Il est soutenu et encouragé par tous les grands groupes capitalistes mondialisés : les banques, les Bourses, les agences de notation. La Chancelière Angela Merkel lui sert d’aiguillon. Les relais dans les médias sont en place.

Storytelling

Mais pour gagner une présidentielle, il faudra encore aux candidats « A good story. »

Dans un article du Monde diplomatique de novembre 2006, "Une machine à fabriquer des histoires", Daniel Salmon raconte qu’il a manqué "une bonne histoire à John Kerry pour battre G.W. Bush aux élections américaines de 2004.

Qui de Nicolas Sarkozy ou de François Hollande (ou d’un autre candidat) aura la bonne histoire à raconter au peuple ?

Nicolas Sarkozy aura quelques difficultés à refaire le coup de 2007, en se faisant passer comme le "candidat de la rupture". Il brodera autour de la Crise qu’il serait le seul à maîtriser. Il se présentera en tant que "protecteur du peuple", face à l’incompétence, l’inexpérience et l’irresponsabilité de son rival. Peut-être arrivera-t-il à convaincre les Français en leur proposant encore "plus de convergences fiscales" avec l’Allemagne, qui passe pour un nouvel Eldorado aux yeux de bon nombre de Français.

François Hollande tentera de raconter aux électeurs qu’il sera un président "normal", plus "juste" que son concurrent dont le bilan social est calamiteux – voir le rapport du Secours Catholique du 8 novembre ici, bref il souhaiterait "ré-enchanter la France"(sic !). Il se pourrait, cependant, que la Crise devienne, pour lui, un handicap. Il le sait. Un de ses proches a même confié à un journaliste du Monde : « Le président n’a aucune chance de nous sauver de la crise. Mais la crise, elle, a une chance de sauver le président".

Mais laissons la conclusion à Naomi Klein qui a déclaré il y a quinze jours, lors d’une manifestation sur la côte ouest des États-Unis :

”Le capitalisme détruit les systèmes dont il dépend, il détruit les gens qui ne peuvent plus se permettre d’acheter ses produits, il détruit les rivières et l’air.

Ceci est un modèle de fou et cela doit cesser."

Sources :

Médiapart du 01.10.2010 – Ze Rhubarbe Blog

Actuchomage.org du 31.10.1011

+ les mots en gras et en bleu 

+ AgoraVox : le 1.03.2010 : « La Stratégie du Choc » va encore frapper !" (Naominoam)

La Présidentielle de 2012 : une vaste manipulation ? – AgoraVox le média citoyen

O homem errado, no lugar errado, na hora errada

Filed under: Corruptores,Itália,Silvio Berlusconi — Gilmar Crestani @ 10:09 am
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Ou a decomposição a céu aberto dos canastrões que transformam o público em privada! A única diferença entre Berlusconi e FHC é que aquele não criou filho de outrem pensando ser seu. Mas o cenário de destruição deixada para trás é idêntico. Os exterminadores do futuro: Berlusconi, um homem de mídias; prof. Cardoso, o homem da mídia.

Finito il "Governo dei peggiori"

E così è finito il "governo dei peggiori". Il terzo esecutivo di Silvio Berlusconi che passerà alla storia per le innumerevoli leggi ad personam, per aver infangato il nome dell’Italia, per aver moltiplicato i conflitti di interesse, per averci condotto inermi nei meandri di una gravissima crisi economica

Il Governo che ha rubato il futuro a milioni di italiani, che ha badato agli interessi di pochi dimenticandosi della maggioranza, che ha sovvertito le regole del vivere comune e dell’onestà pubblica, ha smesso di esistere. Era ora. E forse è accaduto troppo tardi.

Ed adesso? Che fare? Il Capo dello Stato sta cercando di mettere ordine tra le macerie di questi ultimi tre anni di Berlusconismo, che hanno devastato prassi, norme e procedure costituzionali.

Il compito è arduo. Ma dalla risoluzione di questa crisi passa la speranza di veder risorgere una nuova Italia che avendo archiviato la disastrosa Seconda Repubblica possa rinascere. Con nuovi obiettivi e nuove istituzioni. Senza dimenticare la rifondazione di una nuova classe dirigente. Piu’ sobria, seria e perché no, preparata e professionale.

Se la politica è capace di produrre soltanto i casi umani che abbiamo visto fino ad adesso, ben vengano i professori, i dottori e pure i tecnici. In questo scenario l’unica soluzione per rassicurare i mercati, riorganizzare gli schieramenti, e sciogliere i veri nodi che legano l’agonizzante asse economia-stato è un governo di unità nazionale (di decantazione, di tregua, il nome non conta, la sostanza non cambia) che sappia parlare al paese con una voce di verità.

Senza derive populiste o demagogiche. Senza facili soluzioni o trionfalismi. Senza ricette superficiali. Un governo autorevole, tra noi come in Europa che indichi quei provvedimenti ormai non più procrastinabili che il nostro paese aspetta da decenni.

Berlusconi, i suoi sodali, gli intellettuali di palazzo continueranno a dire che la soluzione migliore sarebbe il voto. Ma non è vero. Il nostro è un sistema Parlamentare. Ed ogni soluzione che esprime il Parlamento è legittima e deve essere portata avanti. Viviamo in un regime democratico paradossale in cui coloro che riescono a vincere le elezioni (Prodi, Berlusconi) non sono capaci di governare perché non sono forti abbastanza da assumersi l’onere di decisioni impopolari.

L’assioma è semplice: chi prende voti non governa, al massimo cura il suo orticello. Chi non prende voti forse governa. Forse riforma. E’ tempo che qualcuno, veramente capace, senza l’assillo del consenso a tutti i costi(sostenuto dai partiti che siedono in Parlamento in virtù del voto) cerchi di far ripartire la macchina dello Stato. I prossimi giorni sanciranno se questa formula funziona. Almeno per alcuni mesi. E poi avanti con l’ennisima elezione – giudizio universale.

Da qui due proposte semplici ma che potrebbero rivoluzionare la vita pubblica italiana come la regola dei tre punti in caso di vittoria sconvolse la seria A nella metà degli anni novanta. La prima: mettiamo in Costituzione, il divieto per il Capo dello Stato di nominare Presidente del Consiglio colui che ha condotto in prima persona la campagna elettorale per il proprio schieramento politico, mettendo quindi una separazione netta tra chi fa propaganda politica e chi effettivamente è disposto a governare.

Chi ha detto che il Berlusconi macina voti della campagna elettorale sia il miglior politico capace di assumersi la responsabilità del governo del paese? Nessuno, anzi lo smentiscono i fatti. La seconda: tutte le cariche pubbliche italiane (partendo dalla Presidenza della Repubblica, passando per i Ministri, i presidenti di Regione e soprattutto la Presidenza del Consiglio) possono essere occupate per una sola volta dalla stessa persona.

Sarebbe l’inizio di una nuova era. Basta con gli uomini soli al comando. Basta con la retorica del carisma. Basta con l’ansia dei primi cento giorni, e da fine legislatura. Ed in mezzo il nulla. Ci vogliono persone capaci di dimostrare le loro capacità una sola (ed unica) volta. Sedendo al posto giusto e nel momento giusto.

Si costringerebbero le forze politiche a produrre classe dirigente e non uomini buoni per tutte le stagioni. Estate, autunno ed inverno compreso. Berlusconi fino a ieri era la persona sbagliata nel posto sbagliato. E ne paghiamo le conseguenze. Amaramente. E’ giusto che da oggi si riparta, con nuove regole e archiviando l’antico, soprattutto il Berlusconismo.

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Finito il "Governo dei peggiori" – AgoraVox Italia

13/11/2011

Te Deum

Filed under: Silvio Berlusconi — Gilmar Crestani @ 11:39 am
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Berlusconi si dimette: le home page che resteranno 12 novembre 2011, dimissioni del Premier Berlusconi.

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Berlusconi si dimette: le home page che resteranno – AgoraVox Italia

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